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In piazza per il pensionato suicida. Ma in Grecia

Un pensionato si è ucciso in piazza Syntagma, davanti al parlamento greco, accusando il governo Papademos di essere degno dell’occupazione nazista del ’41, e la reazione popolare è stata di scendere in piazza per depositare fiori sul luogo della sua morte.

La reazione del governo, dopo le solite parole di circostanza, è stata di chiudere l’accesso al luogo del martirio, scatenando così la giusta indignazione del popolo che è poi servita a giustificare la violenta repressione poliziesca, con scontri di discrete dimensioni.

Anche in Italia abbiamo i nostri suicidi, ma la gente si mobilita solo sul web lanciando post contro il governo ma restandosene seduta dietro un terminale. Nessuna speranza di trovare 1500 persone disposte a manifestare di fronte al Parlamento, che pure le ha traditi svendendole alle banche, e rischiare qualche lacrimogeno condito da un paio di manganellate.

La lista italiana dei morti per la mancanza di lavoro, e per la crescente impossibilità a tirare avanti, è già fin troppo lunga, ma è destinata a incrementarsi inesorabilmente a ogni giorno che passa. Eppure non c’è nessuna mobilitazione. Nessuno sembra preoccuparsene più di tanto: un post su FB e via. La coscienza è a posto.

Non c’è solidarietà per chi compie un dignitoso suicidio, supremo atto di denuncia civile contro i governanti fra i più cinici  che abbiano infestato l’occidente: l’unica via che resta per chi non ha più nulla da perdere è il gesto clamoroso, alla talebana, e se continua così è solo questione di tempo.

(fm)

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