Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Bossi e gli altri: la colpa è di chi li (ri)vota

Qualche giorno addietro, su queste stesse pagine e in occasione delle scoperte della Finanza e della Magistratura in casa Lega, o ancora più precisamente, in casa Bossi, Federico Zamboni scriveva, giustamente, che la "colpa è di chi li vota" (qui).

Allora i media di massa riportavano dichiarazioni di militanti ed altri esponenti del Carroccio i quali, sul tema del giorno, si esprimevano nei confronti di una "fiducia tradita" o - ridicole - cose del genere.

Naturalmente, per chi oramai ha preso le misure all'area della politica italiana e agli ambientini a essa collegati la notizia non cadeva come un fulmine a ciel sereno, ma come un atto dovuto, certo, per il quale era solo questione di tempo. Per gli altri, invece, si trattava semplicemente, o meglio, semplicisticamente, dell'ennesimo atto scorretto da parte di questo o quel politico. Nulla di più.

Ora, è chiaro che la colpa, o quanto meno la responsabilità, non è da addossare solo a chi si macchia di tali frodi ai danni di tutti gli altri, ma anche, come scriveva Zamboni, a tutti gli altri. Ovvero a quelli che tali persone, o personaggi, vanno a votare. 

Eppure c'è qualcosa di peggio. Peggio della colpa di chi li vota, questi politici, c'è quella di chi li ri-vota. All'infinito. Malgrado tutto. Questi si ripropongono, e i cittadini, pur avendo ormai prova certa della vera natura di chi si presenta a chiedere nuovamente dei voti, invece di appenderli al pennone più alto, li vota nuovamente.

La cosa è nota a livello generale. L'attuale classe politica italiana, visto che una volta una parte, una volta l'altra, un'altra volta l'altra ancora, negli ultimi decenni al governo in ogni caso c'è stata tutta, ha già dato ampia dimostrazione della propria incapacità di governare il nostro Paese, quando non anche di vera e propria attitudine alla corruzione, alla concussione e più in generale di appropriarsi di tutti i residui di questo nostro ridicolo modello finto democratico. Eppure, ancora oggi, si parla di percentuale in ogni caso abbastanza alta di persone che, secondo i sondaggi, se si andasse a votare domani, si recherebbe alle urne per accordare la propria preferenza a questo o quell'altro dei soliti noti (e dei soliti idioti). Certo, a quanto pare, sempre secondo i sondaggi, la percentuale di astensionismo è in costante crescita: attualmente poco sotto il 40%. Che è un signor risultato, beninteso, soprattutto per chi pensa (e noi tra questi) che l'unico modo per non legittimare lo scempio che abbiamo di fronte agli occhi quotidianamente sia, in ambito elettorale, proprio quello di non dare il proprio voto a nessuno. Magra consolazione, quella del non voto, perché oltre che a sottrarsi alla colpa di contribuire allo sfacelo del nostro paese, il non votare, altro non porta con sé. Per ora. Quando (e se) l'astensionismo sarà più alto, allora magari le cose cambieranno, ma per ora di più non è possibile fare.

E tuttavia, dicevamo, ancora oggi, malgrado tutto, i soliti noti (e incapaci) sarebbero in grado di rastrellare i voti della maggioranza degli italiani. E su questo aspetto, che implica l'ovvia riflessione sulle capacità analitiche e culturali degli italiani (che del resto facciamo praticamente ogni giorno su questo giornale) non si può ovviamente far finta di nulla: sperare che in Italia si cambi, quando la maggior parte degli italiani si reca ancora alle urne per votare imperterriti chi li ha portati alla rovina attuale, è una colpevole illusione.

Non stupisce, pertanto, che proprio ieri Umberto Bossi abbia dichiarato, senza battere ciglio, che è pronto alla ricandidatura al prossimo congresso della Lega. Come niente fosse, come se nessun denaro avesse rubato agli italiani, come se nessun denaro avesse sottratto ai militanti del suo partito, come se non fosse stata altro che una pantomima le sue dimissioni di giorni addietro (e insomma del Trota e di tutto il resto che oramai sappiamo a memoria), il senatur si propone, e ripropone, ai suoi militanti. 

Militanti che, a questo punto, oltre alla colpa di aver eletto Bossi a suo tempo avranno tra un po' anche quella di averlo rieletto. 

Il dato che emerge, al di là del fatto che Bossi possa o meno essere eletto nuovamente al vertice del suo partito, risiede nel fatto stesso che abbia deciso di candidarsi di nuovo. Ed è drammatico, perché sottolinea nuovamente il sottinteso presupposto - che pare accettato implicitamente anche dalla base della Lega che non sembra si sia indignata più di tanto - che anche dopo aver rubato ci si possa ripresentare agli elettori come niente fosse.

Valerio Lo Monaco

Ma che meraviglia, le “new entries” del Governo

Primo maggio: il concertone/baraccone