Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Siria. Il disperato buon senso di Annan

Il conflitto siriano si espande sempre più: i turchi alle frontiere e i ribelli impegnati in una campagna terroristica. Due nuove bombe, dopo quella contro la televisione di stato, hanno scosso Damasco, esplodendo in un parcheggio vicino al Palazzo di Giustizia, dopo essere state attaccate alle auto di due magistrati.

Nonostante questa continua violazione, sempre meno bilaterale, del cessate il fuoco, e nonostante il boicottaggio internazionale del suo tentativo di pacificazione, Annan non si arrende e convoca, per sabato, una riunione del “gruppo di azione per la Siria”, proponendo un governo di transizione per risolvere la crisi siriana.

Una proposta di disperato buon senso, l’unica via possibile per arrivare alla pace, ma sembra una proposta che nasce morta: le opposizioni “ufficiali” si sono immediatamente mostrate contrarie, certe che i carri turchi possano portarli al potere senza doverlo dividere con altre forze politiche, sia che residuino dal vecchio regime, sia che anelino alla libertà, ma fuori dall’asse Washington – Ankara – Riad.

L’idea di un governo di “unità nazionale”, secondo la Reuters, avrebbe, invece, già incassato il sostegno di quei guerrafondai di russi, che continuano ad essere vittime di una campagna denigratoria: le Monde, giocando su titoli e dintorni, fa filtrare il messaggio che Mosca remi contro perché ha ritenuto, giustamente, «Un grosso sbaglio» l’esclusione dell’Iran dal “Gruppo di azione per la Siria”, che vede invece presenti, oltre ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, Turchia, Lega Araba, Kuwait, Qatar e Iraq.

Come dare torto ai russi, quindi? Non si vede un perché nella presenza di “democrazie” come Qatar e Kuwait. L’Iraq, invece, ha molto senso, ma tanto quanto ne avrebbe la presenza iraniana: condivide con Turchia, Iran e Siria il problema curdo. Anche la “democratica” Arabia Saudita, è vero, è stata esclusa dal gruppo, perché troppo coinvolta (al contrario della Turchia?) nel sostegno ai ribelli, ma Qatar e Kuwait possono ben parlare per lei.

Quello che Mosca rifiuta, in realtà, come scrive anche Le Monde ma non in grassetto, è l’imposizione di una soluzione straniera al conflitto e l’instaurazione di un Quisling che, come in Iraq o Afghanistan, non sarebbe una soluzione ma, anzi, acuirebbe il problema. Tuttavia l’atteggiamento costruttivo di Mosca viene costantemente fatto passare per boicottaggio, mentre questo viene da altri soggetti, stampa occidentale compresa.

La riunione di sabato, se non determinante, potrà essere di grande importanza, ma solo se nel vero incontro al vertice, che si terrà venerdì a San Pietroburgo fra il ministro degli esteri russo Lavrov e il suo omologo Usa, il Segretario di stato Hillary Clinton, verrà raggiunta almeno una intesa di massima.

Il problema nel piano di Annan, a parole sostenuto da tutti, risiede nella composizione del governo di unità nazionale: questo dovrebbe escludere soggetti che potrebbero paralizzare il processo di pace, ma non propone ancora alcun criterio nell’individuazione delle personae non gratae. Sarà, verosimilmente, su questo punto che si svolgerà la lotta all’interno del “gruppo” e i rischi che ciò verrà usato strumentalmente, per boicottare l’ennesima azione di buon senso di Annan, sono altissime. Tanto più sapendo che i media “embedded” sono pronti ad addossare la responsabilità di un fallimento, che potrebbe poi portare all’agognata guerra, su soggetti diversi dai reali colpevoli.

La sorte del popolo siriano è appesa ad un filo ed il suo destino sarà probabilmente deciso venerdì in Russia, secondo logiche che assomigliano sempre più a quelle della guerra fredda. E, vista in quest’ottica, la degenerazione della crisi siriana potrebbe portare a ben più di una guerra civile o un conflitto regionale.

Ferdinando Menconi

La cosiddetta “grande vittoria” di Monti

La forza di Monti al vertice si erge sul sangue degli italiani