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Olimpiadi. E la tv inglese si scordò di Napolitano

Di certo qualcuno avrà arricciato il naso di fronte all’apertura del Ribelle di venerdì: “Viva lo sport, abbasso le olimpiadi”.

Non è infrequente, per chi cerca di fare informazione da un punto di vista alternativo, sentirsi muovere critiche di eccessiva severità, di negatività militante, talvolta anche di complottismo, e di certo quell’apertura si prestava ad accuse del genere. Le olimpiadi, si dice, sono comunque un evento di grande sport, festoso e partecipato. Certo, infarcito di spot e ampiamente strumentalizzato dalla politica, ma alla fine ciò che resta e conta è lo sport. Vedere negativamente anche quello, forse è un po’ troppo.

È indubbio però che esista un limite, superato il quale lo snaturamento di un evento bellissimo, come potrebbero essere le olimpiadi, diventa insopportabile. Ed è in quel momento che occorre scriverne nei termini con cui ne abbiamo scritto qui sul Ribelle. E prove che il nostro approccio sia giustificato ce ne sono sempre molte. Basta assistere a una qualunque gara, contare quanti e quali spot vi si inseriscono, per constatare la natura prettamente mercificata di un evento del genere. Così mentre pochi eroici soggetti (chi fa sport agonistico ad alto livello ha sempre in sé qualcosa di eroico) sputano sangue, altri prosperano sulle loro spalle.

E non è un fatto che coinvolge soltanto le varie grandi industrie coinvolte a diverso titolo nell’evento. Di mezzo c’è anche la politica, che usa l’evento come vetrina, per accreditare un’immagine vivace, partecipe e rappresentativa della propria nazione. Che sia tutto un calcolo lo dimostra la grottesca protesta che il CONI ha inoltrato alla regia televisiva olimpica, colpevole di non aver inquadrato nemmeno una volta Napolitano durante la cerimonia di apertura. Vergogna, vergogna! E il presidente che si era pure sciroppato il viaggio a Londra per quelle due o tre inquadrature, benché probabilmente dello sport, delle olimpiadi e delle varie discipline non gliene freghi un piffero.

Sa di capriccio di casta questa protesta che il CONI ha inviato all’organizzazione olimpica. Per altro, probabilmente, su commissione del Quirinale. Di fatto si ha la dimostrazione che il valore più alto attribuito alla manifestazione sportiva da politici, federazioni e grandi aziende, non è certo quello sportivo, ma quello di mero veicolo di questo o quel messaggio, diretto a questo o quel diverso destinatario, a seconda degli interessi in gioco. E non è un trend recente, specie in Italia.

Precursore dell’utilizzo dello sport per l’affermazione di una determinata immagine in patria fu Sandro Pertini. Che di calcio capiva poco o nulla, eppure non mancò di agitare la propria pipa al Santiago Bernabeu, nel 1982, e di farsi poi fotografare con Bearzot a giocare a scopone. Sia ben chiaro: la caratura di Pertini era e rimane altissima, quindi si può guardare con indulgenza al suo desiderio di fare marketing politico, attraverso il calcio, sulla propria immagine.

Ben diverso è il caso di Napolitano, che ha al suo attivo un settennato acquiescente, se non complice, rispetto alle porcate berlusconiane, e un improvviso risveglio da equilibrista sul filo della legalità costituzionale. Da cui è caduto una prima volta con la nomina di Monti a Palazzo Chigi, e da cui capitombola di continuo ultimamente. Non si contano quelle che un costituzionalista rigoroso potrebbe definire “invasioni di campo” del Quirinale sulle questioni politiche e istituzionali del paese, fuori dalle sue attribuzioni presidenziali. Qualcuno sussurra che siano le “prove d’orchestra” per l’introduzione di una forma presidenzialista di governo, a cui qualcuno, da destra, sta lavorando. Altri sostengono che siano atti disperati per contribuire a tenere in piedi una situazione sempre più traballante, per la totale perdita di credibilità dei partiti e della classe politica nazionale.

Come che sia, questo è un presidente che, come ultima chicca, si è visto coinvolto, non si sa ancora in quali termini, nell’affaire della trattativa Stato-mafia, con connesse tempestivissime morti d’infarto di testi-chiave nel processo. Insomma, si parla di un presidente che non godrà certo della memoria favorevole di un Pertini, e che anzi sembra voler fare ogni sforzo per distrarre l’opinione pubblica dalle sue innumerevoli pecche, cercando di incarnare in ogni momento possibile la cosiddetta unità nazionale, e l’immagine di padre nobile, anzi nonno, rigoroso e lindo, posto a presiedere una famiglia unita.

Venire ripreso dalle telecamere olimpiche era strumentale a questa strategia. Ed ecco perché non ci si è fatti remore a mandare avanti il CONI ad esprimere la grottesca indignazione presidenziale. Le olimpiadi sono ormai immagine, non sostanza, e l’immagine è tutto per certi politici, specie quelli che non hanno nulla da dire o da dare, o che hanno necessità di distrarre l’opinione pubblica. Venire ripreso a sventolare la mano davanti al passaggio degli atleti italiani era essenziale. Un’essenzialità che indigna, e che rende impossibile non essere fortemente critici con la strumentalizzazione che viene fatta di una cosa nobile come lo sport agonistico.

Davide Stasi

 

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