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M5S. L’importante è ragionarci a fondo

Pubblichiamo qui di seguito un’ampia ricognizione di Alessio Mannino sul M5S, a partire dalle recentissime polemiche innescate dal fuori onda (vero o presunto o simulato) in cui Giuseppe Favia sparava a zero sul ruolo di Gianroberto Casaleggio.

L’analisi centra parecchi aspetti della questione, ma secondo noi non dà sufficiente risalto al punto cardine, che è quello della chiarezza sui valori fondanti – che non possono certo esaurirsi nell’avvento di una "democrazia" istantanea via web – e sugli obiettivi socioeconomici, la cui vaghezza è stata peraltro già stigmatizzata in precedenza, e assai bene, dallo stesso Mannino (qui).

In sintesi: dove vogliono arrivare davvero Grillo & Casaleggio? E che cosa cercano, quindi, nei loro sostenitori? Un apporto originale, sia pure all'interno di determinate coordinate, oppure un'obbedienza "cieca, pronta e assoluta"?

Un’ulteriore divergenza riguarda il parallelo, in tema di modifiche “dal basso”, tra i valori e i programmi di un partito e la Costituzione di uno Stato. Essere cittadini di una democrazia, infatti, è una condizione naturale che conferisce dei diritti automatici, tra cui quello di essere compartecipi delle trasformazioni successive con una facoltà di cambiamento che è potenzialmente illimitata. Aderire a un progetto politico preesistente, viceversa, significa accostarsi per scelta a qualcosa che c’è già e nel quale ci si riconosce per come è: l'esito naturale di un disaccordo sopravvenuto, e insanabile, non può dunque essere lo stravolgimento dell'identità originaria del movimento, ma la defezione di chi abbia smesso di condividerne le linee essenziali.

 

 

Grillo & Casaleggio. Dubbi sì, ma il team funziona

Becchiamoci le antenne telefoniche. E zitti