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Ma che pessimo film, disse Hillary Clinton

Del filmaccio di Sam Bacile, cui sono imputati tutti i mali del momento, si sarebbe parlato fin troppo, se non fosse che sono le diplomazie a continuare a farlo, facendone un punto focale della politica araba d’occidente. Anche perché il video viene abilmente usato dalle forze islamiste, istituzionali e non, per fomentare rivolte ed esercitare pressioni.

La critica estetica è decisamente negativa e non si può entrare nei contenuti, avendo a disposizione solo un trailer, ma l’opinione di critici cinematografici affermati come Hillary Clinton e Laurent Fabius non può essere ignorata e merita di venire messa a confronto.

Molto più ossequiosa verso la “critica ufficiale” la Clinton, per la quale il film sembra avere un «obiettivo profondamente cinico: denigrare una grande religione e provocare furore»: chinando così il capo alle tesi musulmane, il Segretario di Stato Usa  riconosce all’Islam di essere una grande religione che in quanto tale si pone al di sopra di ogni diritto di critica, se non al di sopra di ogni diritto. Non bisogna però trascurare le ricadute sul fronte elettorale interno: la libertà di espressione è data per scontata, ma così dicendo ci si accattiva il favore di molti gruppi religiosi radicali, anche se cristiani, che controllano milioni di voti.

Silenzio assoluto, invece, riguardo al non trascurabile fatto che negli USA vige la libertà di espressione e che se è vero che nell’Islam, come dice Morsi, «il Profeta è una linea rossa inviolabile», è altrettanto vero che da noi quel limite non esiste, essendo escluso a priori dal diritto di pensare e di esprimere quel che si vuole. Anzi, nelle dichiarazioni della Clinton vi è un continuo prendere le distanze dal film, come a scusarsi cospargendosi il capo di cenere: «il governo degli Stati Uniti non ha nulla a che vedere con il video e ne rigetta contenuto e messaggio».

Più in linea con la tradizione di libertà del suo paese è Laurent Fabius, ministro degli Esteri dal maggio scorso nel governo Ayrault, che comincia il suo pezzo di critica col rispedire al mittente qualsiasi tentativo di porre linee rosse: «La Francia sostiene lo sviluppo della libertà, ma al contempo bisogna mettere delle linee rosse: rispetto dei diritti dell’uomo, delle donne, della vita». Il galletto francese sembra essere più orgoglioso e coerente dell’aquila statunitense, e perfino coraggioso, vista la percentuale di islamici residenti in Francia.

Ingerenza nelle tradizioni di stati esteri? Se il leader di uno stato sovrano non vuole ingerenze, allora non può permettersi di ingerire su quanto accade in altri stati: e ancor meno accettarne l’aiuto militare per arrivare al potere.

Fabius non si però fermato alla dichiarazione di principio ed è sceso più a fondo nella critica cinematografica: «È un film assurdo, abominevole, ma da noi c’è la libertà di espressione. Così come si deve condannare ciò che ferisce la dignità, così non può legittimare che si aggredisca un paese e si uccidano persone». In sostanza, se riconosce che il film di Bacile può ferire certe sensibilità, così come hanno fatto mille altri film, anche capolavori, nella storia del cinema, non considera ammissibile che in nome di quello che «è solo un film» si uccida gente e si scatenino rivolte.

Non solo è inammissibile, ma è anche poco credibile. Ne abbiamo scritto proprio ieri: com’è possibile che da un trailer caricato su You Tube mesi fa sia nato tutto questo casino? Il web non può essere così potente e i popoli così stupidi, sia da incazzarcisi che da crederci. Ma se invece così fosse, ci sarebbe veramente da preoccuparsi e correre ad armarsi: anche perché di prove di stupidità, individuale e collettiva, ne abbiamo di continue e costanti.

Ferdinando Menconi

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