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Aumenta la taglia su Rushdie

Salman Rushdie, la prima vittima delle ingerenze islamiste nella libertà di espressione, vede aumentare la taglia che grava sulla sua testa, da 500mila a 3.3 milioni di dollari, inflazione effetto della crisi o della concorrenza cinematografica on-line?

La taglia su Rushdie risale ad una fatwa lanciata nel lontano 1989 da Khomeiny stesso, e l’aumento dell’importo sembra quasi essere una rivendicazione dell’Iran sulla primogenitura delle interferenze sulla libertà riconosciute nei paesi infedeli, quando fu colpito il libro “I versetti satanici” decretandone il successo, ma condannandone l’autore ad una vita da recluso, che neppure Saviano si immagina.

Hassan Sanei, capo della fondazione che si è fatta carico di perseguitare il bravo scrittore, ha dichiarato, in un comunicato stampa: «Finché l’ordine storico di uccidere l’apostata Rushdie non sarà eseguito gli attacchi come quello del film che offende il Profeta proseguiranno», e nella sua logica assassina il ragionamento ha una sua profonda coerenza: chiunque pensi di poter criticare l’Islam deve sapere che non potrà farla franca, una intimidazione degna del “colpirne uno per educarne cento”.

L’aumento della taglia sulla testa dello scrittore è stato, inoltre, motivato da Sanei perché «l’ordine di uccidere Rushdie era stato dato per svellere le radici della cospirazione anti-islamica, e sarebbe altamente opportuno eseguirlo adesso».

La fatwa, la cui validità era stata confermata nel 2005 dall’ayatollah Ali Khamenei (successore di Khomeini come Guida della repubblica islamica) precisa che, essendo Rushdie un apostata, può essere ucciso impunemente e in qualsiasi luogo. Pensiamoci quando ci fustighiamo perché ingeriamo, anche solo intellettualmente, negli usi e costumi islamici: basta esercitare il diritto a cambiare opinione religiosa per incappare in una pena di morte che può essere eseguita da chiunque.

(fm)

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