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Altri 14 morti a casaccio, in nome di Maometto

Fra le reazioni al film antislamico mancava solo il kamikaze di Kabul, che è puntualmente arrivato oggi, facendosi  esplodere al passaggio di un minibus che trasportava infedeli stranieri. Naturalmente è stato rivendicato come reazione al noto filmetto, ma pensare che un attentato possa avere una ragione d’essere più specifica di quelle abituali nello stillicidio afghano è ingenuo: è un attentato come un altro, se così si può dire, solo che stavolta si è riusciti a dare una motivazione precisa e non generica a colui che andava morire e ai media occidentali, che così non lo hanno ignorato come di solito fanno.

La rivendicazione del gruppo Hezb-i-Islami afferma che l’attentato sarebbe stato compiuto da una donna diciottenne di nome Fatima e in cerca di martirio, tuttavia è difficile, se non impossibile, stabilire chi si nasconda sotto burka e niqab.

Va inoltre detto che, per aver scelto una motivazione specifica, il bersaglio è stato scelto decisamente a caso, visto che fra le 14 vittime, oltre a 2 afghani, vi erano 7 sudafricani e un kyrghizo, mentre gli altri 4 sarebbero russi, ma non vi è alcuna conferma da parte di Mosca: insomma una mira decisamente bislacca se volevano colpire gli interessi USA, che sono ritenuti colpevoli di aver permesso un film antislamico sul loro territorio sovrano.

Imputare tutto quanto sta accadendo al film, serve ai giustificazionisti di questa ondata d’odio per incentrare il dibattito sulla pellicola, che per quanto brutta e idiota resta sempre una libera manifestazione del pensiero, e sostenere, così, la tesi che questa libertà termina non appena viene disturbato l’Islam. Invece  è molto grave, anzi inaccettabile, quanto dichiara Rais Yatim, ministro dell'Informazione, della comunicazione e della cultura della Malesia: «Youtube sembra indifferente ai tumulti che ha causato. Il titolare di youtube non merita di essere risparmiato dall'ira dei musulmani o dalla legge». Il Pakistan, così come Afghanistan e Emirati Arabi, senza troppi riguardi ha invece oscurato tout court youtube finché non rimuoverà il video negandone la visione a tutti gli utenti del globo.

Prima di commentare sulla condivisibilità o meno dell’atto vale pena di riflettere su come si sarebbe reagito se Monti, magari dietro pressioni di Riccardi, avesse preso un’analoga decisione per un film che perculava Gesù Cristo. Youtube ha limitato l’accesso al video in alcuni stati come Indonesia, India, Libia ed Egitto, tenendo conto della sensibilità popolare, ma per gli integralisti ciò non basta: il Profeta deve essere obbligatoriamente rispettato ed onorato da tutti.

Non è però youtube che ha causato i tumulti: è chi non tollera il libero pensiero a causarli. E le violenze non sono figlie di un filmetto, ma del fatto che gli USA dovrebbero pensarci due volte prima di supportare l’islam radicale, come ha affermato in un’intervista a Russia Today (qui) l’analista politico ed ex-jihadistaTawfik Hamid. Gli USA, stando alla sua testimonianza, hanno fondato, finanziato e fomentato per decenni gruppi islamisti, e dal vento che hanno seminato adesso cominciano a raccogliere tempesta.

Ferdinando Menconi

 

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