Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Bagnasco: tutto male, bene Monti

Affermazioni di principio magnifiche, o quasi, seguite però da un sostanziale avallo dello statu quo, inteso come sistema economico occidentale.

Con la Chiesa va sempre a finire così. E non ci si venga a dire che la Cei, la Conferenza episcopale italiana, è solo una struttura ecclesiastica tra molte altre e che, quindi, parla solo per sé e non ha affatto il rango di autorità suprema, come invece il Papa. Il distinguo è legittimo, ma si può superare d’un balzo. Andando dritti al cuore del problema: ci si indichi quando, e come, e soprattutto con quali esiti concreti, il Pontefice di turno abbia tratto fino in fondo le logiche, naturali, doverose conseguenze delle ricorrenti prese di distanza nei confronti della deriva materialista del mondo contemporaneo, appestato dalla dilagante tendenza all’abuso e alla corruzione.

Spiace dirlo – perché preferiremmo di no, al di là della totale estraneità che ci separa tanto dalla dottrina cattolica quanto, per dirla alla Ferdinando Menconi, da tutte le religioni abramitiche, convinte di basarsi sulla “parola di Dio” e perciò votate al proselitismo per un verso e alla condanna degli infedeli per l’altro – ma quando i discorsi rimangono sempre e solo discorsi si riducono fatalmente al livello delle chiacchiere. O, assai peggio, delle mistificazioni.

È successo molte altre volte, e qui sul Ribelle abbiamo avuto occasione di scriverne sia a proposito del cardinale Angelo Bagnasco che di Benedetto XVI, e in ultimo è accaduto ieri. In apertura del Consiglio permanente, il presidente della Cei si è soffermato anche sui recenti scandali che hanno travolto la Regione Lazio e, quindi, sul degrado della classe politica. Fin qui, ci mancherebbe, nulla da eccepire. Così come, sia pure con le riserve di cui abbiamo detto, c’è molto di apprezzabile anche nella Prolusione rivolta ai «Venerati e Cari Confratelli», ossia gli altri vescovi italiani.

Nel testo, ad esempio, si leggono frasi come «senza lo spirituale nella persona e nella società, c’è una povertà strutturale incolmabile, si determina una perdita per tutti, anche per chi tale dimensione non la coltiva o non la stima», oppure «solo un sano anticonformismo ci salva dalla stagnazione e può attrezzarci per cooperare al cambiamento». L’approdo si mostra ancora più nitido: «Il cristianesimo, in realtà, sa – nella vera coscienza di sé – di essere esperienza non di regresso, ma propulsiva, perché capace di proporre modelli di vita in cui l’esasperazione del consumismo e del liberalismo è bandita, in vista di uno sviluppo comunitario più equilibrato e più garantista rispetto alla dignità di ogni persona». Quando ci si avvicina al fatidico momento in cui bisognerebbe tirare le somme, viceversa, si inizia a sentire aria (puzza) di accomodamento tattico. L’ecumenismo spirituale decade a coesione obbligata. La chiamata a raccolta degli uomini di buona volontà si trasforma in una richiesta di disciplina, e di acquiescenza, nei riguardi di chi tira i fili. Dice Bagnasco: «Data la gravità dell’ora, la Chiesa – spinta dalla sollecitudine per la Nazione – fa appello alla responsabilità della società nelle sue diverse articolazioni – istituzioni, realtà politica e della finanza, del lavoro e delle sue rappresentanze – perché prevalga il bene generale su qualunque altro interesse. È necessario stringere i ranghi per amore al Paese».

Il ragionamento diventa elementare. Diventa pericoloso. Limpido in teoria e torbido in pratica: i partiti sono allo sfacelo e i politici in piena crisi di legittimazione, per cui bisogna andare alle urne con la piena consapevolezza che c’è la necessità di «irrobustirsi con soggetti non chiacchierati».

E indovinate un po’ chi sarebbe, il soggetto “non chiacchierato” per eccellenza? Ma l’attuale presidente del Consiglio, naturalmente. E dunque, afferma il Cardinale, «il premier continui la sua opera».

La solita Chiesa: un mucchio di parole per auspicare un mondo migliore, e poi ne basta una manciata per lasciare tutto com’è.

Federico Zamboni

Tasche vuote, carrelli pure

Il flop della sanatoria per gli stranieri