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Iran-Israele: chi sono i veri falchi?

Ogni volta che ha a disposizione la tribuna dell’Assemblea generale ONU, Ahmadinejad non riesce proprio ad evitare la solita gratuita sparata contro Israele. Questa volta lo ha definito «dettaglio nella storia del mondo», che in quanto tale andrà eliminato.

Non accogliendo l’invito di Ban Ki-moon ad «evitare dichiarazioni incendiarie»  il presidente dell’Iran ha così fatto incentrare il dibattito su questa sua ossessione distruttiva verso lo Stato ebraico, quando invece, a margine della sparata, sia in aula che in interviste precedenti, aveva rilasciato dichiarazioni più equilibrate e finanche condivisibili.

Fra quelle pronunciate nel discorso spicca un’accusa precisa: «Sulle testate di un regime mascherato il Consiglio di sicurezza ha scelto il silenzio. A noi, vuole invece impedire un uso pacifico del nucleare». Il che, fino a prova contraria, è un dato oggettivo su cui si dovrebbe riflettere. Avrebbe potuto, quindi, meglio sfruttare l’occasione, visto anche che, con grande scorno di Fiamma Nirenstein, la sala non è stata abbandonata dai delegati, contrariamente a quanto la giornalista auspicava in un suo articolo sul Giornale (qui), contenente più aggressioni grondanti odio di quante ne abbia mai fatte il leader iraniano nella sua lunga carriera.

Ahmadinejad non si è lasciato impressionare dalla contestazione di uno sparuto drappello di contestatori, radunatosi sotto il suo albergo per chiedere che fosse dichiarato persona non grata, così da impedirgli di rimanere negli USA e parlare all’ONU. Misura che però è stata adottata nei confronti di ben venti membri della sua delegazione, e qui c’è da indignarsi sul fatto che gli Stati Uniti possano impedire a dei diplomatici di intervenire presso le Nazioni Unite: bisognerà forse spostarne la sede in un Paese più rispettoso del diritto internazionale?

Di rimarcabile buon senso la dichiarazione di Ahmadinejad sul noto filmaccio antislamico: «Ogni azione provocatoria, che offende il credo e i sentimenti religiosi della gente, è da condannare». Condivisibile o meno, è da notare come egli abbia parlato di sentimento religioso in generale e non islamico in particolare, come invece tendono a fare i figli della Primavera. Il Presidente ha inoltre gettato ulteriore acqua sul fuoco precisando, in una intervista rilasciata alla CNN, che la questione va affrontata «in un’atmosfera umana, in un ambiente partecipativo. Non ci piace che qualcuno perda la vita o sia ucciso per qualsiasi ragione, ovunque nel mondo». Sembrerebbe quasi di sentir parlare un Renzi o un Veltroni qualunque, senza offesa per lo statista di Teheran, uomo di ben altra levatura, beninteso.

Anche sulle minacce di raid israeliano Ahmadinejad ha dato prova di moderazione: «Non prendiamo sul serio le minacce dei sionisti  ma abbiamo a disposizione tutti gli strumenti di difesa e siamo pronti a usarli». Tuttavia la puntualizzazione, «Anche se siamo assolutamente pronti a difenderci, non prendiamo sul serio queste minacce», può essere percepita come ostentazione di provocatoria sicurezza da parte dei falchi del sionismo. I quali desiderano la fine dell’Iran più di quanto Ahmadinejad desideri quella di Israele.

Se questo è quanto realmente pensa il Presidente iraniano l’elemento atomico destabilizzante in Medio Oriente va cercato altrove. Un altrove che gli articoli della Nirenstein ci aiutano a individuare.

Ferdinando Menconi

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