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I missili dell'India, così diversi da quelli della Turchia

La prima batteria “turca” di Patriot, una di quelle gestita dagli olandesi, è stata dichiarata operativa dalla NATO, mentre per le altre cinque, la seconda olandese più due tedesche e due statunitensi, è solo questione di giorni. Come era prevedibile, quindi, le proteste dei residenti non hanno sortito alcun effetto.

Ufficialmente le batterie antimissile sono state schierate a protezione della Turchia da eventuali aggressioni siriane, ma è opinione diffusa che siano piuttosto in funzione anti Iran. Infatti, oltre a Damasco, che ha bollato i Patriot NATO come una provocazione, anche  Teheran ha protestato, affiancata da Mosca che li vede come un elemento destabilizzante per la regione.

Diversa accoglienza popolare hanno avuto, invece, i missili balistici intercontinentali Agni-V che hanno sfilato per il Giorno della Repubblica a Nuova Delhi. La folla ha applaudito la prima apparizione pubblica del vettore, capace di portare testate atomiche, che ha rappresentato l’ingresso dell’India nel ristretto club delle superpotenze nucleari, avendo una gittata ufficiale di 5000 Km, che in realtà pare essere di 8000.

I missili indiani, che hanno suscitato proteste e preoccupazione in Cina, rappresentano l’opposto dei Patriot: costituiscono l’affrancamento di una ex colonia da qualsiasi possibile forma di tutela, occidentale o, soprattutto, orientale. In questo momento, infatti, Nuova Delhi è impegnata a contrastare l’espansionismo navale cinese: l’Occidente ha perso da tempo il monopolio dell’imperialismo, ed è un percorso iniziato proprio in India.

(fm)

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