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Shoa: quel ricordo infangato dalle tragedie odierne

Ricordare la tragedia della Shoa ebraica (ma gli zingari, gli omosessuali, gli oppositori politici, i lavoratori forzati, morti a milioni sotto la svastica, non li ricordiamo mai?) dovrebbe servire a riconoscere e sventare tragedie attuali, che colpiscono oggi innocenti oppressi, umiliati e uccisi per il solo fatto di appartenere ad un popolo considerato nemico. Dovrebbe, ma così non è. Proprio i figli e i nipoti di quegli internati, perseguitati e sterminati nei lager settant'anni fa si sono macchiati e si macchiano dell'orrore di aver ridotto i Palestinesi in vittime di un sionismo degenerato, brutale e teocratico, a sfondo millenaristico (il premier israeliano Netanhayu all'Onu nel settembre 2012: «3000 anni fa il re David regnò su lo Stato ebraico nella nostra capitale eterna, Gerusalemme»). La memoria del genocidio nazista degli ebrei non dovrebbe far dimenticare i crimini (non errori: crimini) di oggi, e a maggior ragione perché di essi sono colpevoli gli eredi dei crimini di ieri. 

La "democrazia" israeliana ha sistematicamente violato le delibere Onu che non le aggradavano a cominciare dalla spartizione dei territori datata 1947, ha via via occupato nei decenni, scatenando conflitti su conflitti, le terre abitate dagli arabi fino a ridurle a tre aree grandi come francobolli (Gerusalemme Est, Cisgiordania, Striscia di Gaza), ha mantenuto la popolazione in uno stato di occupazione belligerante permanente, non facendosi scrupolo di massacrarla con vere e proprie operazioni di guerra (come la sanguinosa “Piombo fuso” del 2008) e ammassando  4 milioni di profughi strappati dalle loro case, ha impedito che si formasse un’economia capace di far sopravvivere dignitosamente i cittadini della Palestina, chiudendoli in ghetti sottoposti ad embargo, come a Gaza. Da ultimo ha deciso di continuare l’espansione dei propri coloni in Cisgiordania facendo saltare anche l’ultimo accordo di pace. Non paghi, gli Israeliani hanno favorito la feroce lotta intestina fra forze politiche palestinesi, fra la corrotta Anp di Abu Mazen e i fondamentalisti islamici di Hamas, odiati da Tel Aviv e dagli Americani perché hanno il torto di essere amati da buona parte della propria popolazione. E come se non bastasse, da due anni a questa parte non passa giorno che il governo israeliano non mandi minacciosi messaggi di guerra contro l'Iran, accusata di voler fabbricarsi l'atomica militare (il che non è mai stato dimostrato), poiché solo loro, il "popolo eletto" (ma da chi?), hanno il permesso divino di possederla. Tanto che Obama, il guerrafondaio ma non stupido Obama, li deve tenere a freno perché sa che un conflitto con gli ayatollah significherebbe la terza guerra mondiale. 

I lutti, sofferenze e privazioni che gli Israeliani hanno inflitto ai Palestinesi gravano come un macigno di dolore che oggi, in questa giornata, in questo momento storico, nello stesso giorno di commemorazione degli ebrei finiti nelle camere a gas, li schiaccia e inchioda sotto il peso della sua tremenda responsabilità. Le tragedie passate devono insegnare a combattere le tragedie odierne. Altrimenti, il ricordo non serve a nulla. E la tragedia può ripetersi (in Italia già in forma di farsa, con il solito giochino delle strumentalizzazioni politiche in cui si è esibito il solito piazzista ignorante Berlusconi, facendo scattare la gioiosa macchina d'indignazione della solita sinistra antifascista in assenza di fascismo).

Alessio Mannino

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