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NO NO NO, AL DIBATTITO NON CI VO

Berlusconi rifiuta il confronto a sei, con Grillo e Ingroia e Giannino, e la Rai non conferma la trasmissione

Una tipica storia (storiaccia) da televisione di Stato, che in teoria dovrebbe svolgere un servizio pubblico nell’interesse dei cittadini ma che in pratica è succube dei politici.

Nel caso specifico la vicenda è questa: la Rai aveva in programma, per sabato prossimo, un dibattito tra sei personaggi di grande spicco della campagna elettorale in corso. Vale a dire, in ordine rigorosamente alfabetico, Berlusconi, Bersani, Giannino, Grillo, Ingroia e Monti.

Un “cast”, sia pure con tutti i limiti di questo genere di confronti, che prometteva scintille. E che, finalmente, avrebbe sostituito ai monologhi e alle polemiche a distanza

degli scontri diretti: col rischio della bolgia ma, tuttavia, con la possibilità di vedere una serie di duelli sul medesimo terreno. Quello tecnico-economico in chiave liberista, tra Giannino e Monti. Quello della difesa dei ceti meno abbienti, tra Bersani e Ingroia. E quello dell’arringa incendiaria, tra Grillo e Berlusconi.

Proprio quest’ultimo, però, ha preferito mettersi di traverso e chiamarsi fuori. Eccependo che il dibattito, in base al regolamento della Commissione di vigilanza Rai, debba essere limitato ai leader delle rispettive coalizioni, con l’esclusione sia di Giannino che di Grillo e Ingroia.

Una posizione difensiva e meschina, che antepone gli aspetti formali a quelli sostanziali. E che è in totale antitesi rispetto quello che dovrebbe essere lo spirito di una vera compagna elettorale. Ovviamente non c’è da essere ingenui e da stracciarsi le vesti, dal momento che quello spirito è già tradito in innumerevoli modi, ma preso in sé stesso è un atteggiamento che resta grave e sbagliato. Così come lo è che la Rai appaia intenzionata, stante la defezione del capo del PdL, a cancellare il programma.

La logica dovrebbe essere tutt’altra: si organizzano gli incontri e si diramano gli inviti, dopo di che ciascuno è libero di intervenire oppure no. Senza che l’eventuale rifiuto si traduca, di fatto, in un diritto di veto.

 

 

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