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Quei magistrati che scendono nella cloaca politica

Sembrano lavorare tutti per Berlusconi. Ci ripete da vent’anni che parte della magistratura è politicizzata, prevenuta, rancorosa, prevaricatrice.

Molti magistrati fanno di tutto per avvalorare quanto dice da tanto tempo.

Si moltiplicano i magistrati che lasciano la toga per buttarsi a capofitto nella mischia della politica attiva. Loro colleghi li criticano con un linguaggio talmente aspro e offensivo da far dubitare che simili personaggi rancorosi e vendicativi siano capaci di quell’equilibrio e quella serenità di giudizio che tutti si attendono da chi deve istruire processi ed emettere sentenze.

Le parole scagliate dalla Boccassini contro Ingroia lasciano esterrefatti, per la violenza verbale e per lo stravolgimento di quanto aveva affermato il magistrato siciliano.

Dire che le reazioni di certuni alla sua decisione di darsi alla politica attiva gli ricordavano gli attacchi che subì Falcone, non significa affatto che egli volesse mettersi all’altezza di quella illustre vittima della mafia. Travisare le parole di un personaggio pubblico per attaccarlo con un livore da rissa paesana, è l’ultima cosa che si vorrebbe notare in un magistrato.

Quel magistrato è stato ed è impegnato in istruttorie contro Berlusconi, che ripetutamente ne ha denunciato la faziosità. Ora il capo del PDL potrà ripeterlo con più credibilità.

Solo idealisti illusi possono pensare che gli storici siano studiosi senza pregiudizi che indagano sulla verità di quanto è successo nel passato. Chi ha un minimo di discernimento è ben consapevole che si fa sempre storia contemporanea, anche quando si parla degli antichi romani. Ci si porta sempre dietro le proprie convinzioni profonde, si giudica sempre sulla base dei propri schemi di riferimento.

Tuttavia si deve pretendere dallo storico quel tanto di obiettività che consente di utilizzare i documenti senza distorcerne il significato.

Allo stesso modo solo gli illusi possono pensare che i magistrati siano totalmente neutrali, immuni da interessi pratici e convinzioni ideologiche. Si dice sempre che il magistrato deve limitarsi ad applicare la legge, ma nella sua prassi concreta non può evitare quel tanto di interpretazione della legge stessa che implica sempre un coinvolgimento in senso lato ideologico.

Tuttavia si deve pretendere dal magistrato una serenità di giudizio, un dominio dei propri sentimenti e delle proprie simpatie di parte.

Lo spettacolo che molti di loro ci offrono, con un impegno direttamente politico nel senso partitico del termine, impegno che getta un’ombra sulla loro precedente attività di giudici, con il protagonismo di chi si compiace di apparire, con la litigiosità al limite dell’insulto, finisce col delegittimare agli occhi di molti le loro inchieste.

L’episodio francamente penoso dello scontro fra la Boccassini e Ingroia non fa bene alle istituzioni, già screditate da corruzione e inefficienza.

Intanto un altro ex-giudice sedotto dal protagonismo e diventato sindaco di Napoli, deve assistere impotente e incolpevole allo spettacolo di una delle metropoli europee che, dopo l’obbrobrio delle strade coperte di immondizia, si trova nell’impossibilità di far circolare gli autobus del servizio urbano per mancanza dei fondi necessari all’acquisto del gasolio.

“Allegria di naufragi”, intitolava il poeta.

Luciano Fuschini

Il Ribelle.Qui del 31/01/2013

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