Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Front National e islamofobia: unica pecca di un programma in cui sperare

Da quando i sondaggi hanno decretato che il Front National è il primo partito in Francia, i riflettori sono puntati sulla Le Pen, la sua leader indiscussa. C’è da scommettere che le artiglierie destinate a sbarrarle il passo siano già posizionate.

Sulla figlia del parà fascistone dalla benda nera si concentrerà il fuoco di tutte le forze conservatrici del continente, dai Popolari ai Liberali fino ai Socialisti di ogni sfumatura di rosso, o piuttosto di rosé. Accuse di fascismo, di razzismo e di populismo, quell’epiteto che dovrebbe essere un complimento mentre viene riservato a tutto ciò che in politica si vuole additare come spregevole, si sprecheranno.

In realtà Marine Le Pen, col suo programma ben più consistente dei vaffanculo di Grillo e dell’esempio della piccola Ungheria di Orban, è l’unica speranza d’ Europa.  La revisione di trattati che impongono ai popoli del continente una dittatura liberista, la rimessa in discussione dell’euro, la denuncia della sudditanza all’impero americano, il recupero delle radici delle nazioni europee senza cadere nella violenza razzista dell’Alba Dorata greca, potranno ricevere ovunque un grande impulso soltanto se il Front National vincerà le elezioni francesi.

Non saranno i No-Tav né gli happening dei protagonismi e narcisismi del sabato pomeriggio, con l’optional delle bombe molotov, a disturbare i manovratori. Anche in Italia le cose si metteranno in moto soltanto se Marine Le Pen vincerà. Grilleggio, il mostro a due teste, ha già dimostrato di essere incapace di fare politica, a differenza della leader populista francese, dalle idee chiare e dai programmi convincenti e credibili.

C’è però un punto debole nel pensiero di Marine Le Pen. Non è il presunto fascismo, che non le riconosce nemmeno il padre, né il populismo che è un merito, non una colpa. Il punto debole è l’islamofobia.

Comprensibile in un’ottica elettorale perché in Francia l’immigrazione dal nord Africa musulmano è massiccia e provoca malcontento negli autoctoni, ma non condivisibile. L’Islam merita il rispetto che si deve a una religione fiera e combattiva, l’unica concezione del mondo che ha opposto una resistenza culturale all’omologazione nei canoni trionfanti dell’Impero. Vedere l’Islam come una minaccia che incombe sul nostro continente è ancora una volta il cedimento a una paranoia che devia la rabbia popolare verso falsi obiettivi.

I musulmani, pur numerosi, sono comunque una minoranza nella massa degli immigrati provenienti non solo dal mondo islamico ma anche dall’est europeo, dall’America latina, dall’Africa nera in cui il Cristianesimo contende il campo all’Islam, dalla Cina, dalle Filippine. In questa minoranza, i musulmani praticanti, quelli che frequentano le moschee, dove esistono, che praticano la preghiera cinque volte al giorno, che osservano rigorosamente il digiuno del Ramadan, sono a loro volta una minoranza. I più sbevazzano birra e vino, mangiano panini col prosciutto, cercano più di far soldi in tutti i modi che di onorare Allah.

Il vero rischio, la prospettiva che più addolora, non è la conversione dell’Europa all’Islam ma il suo contrario. Il vero rischio è che i giovani musulmani che crescono nel nostro luridume perdano la loro fede fiera per convertirsi all’unica religione dell’Occidente al declino, la religione del sex and money.

Perché questa è l’obiezione fondamentale: la difesa dell’Europa cristiana dall’offensiva islamica è pura allucinazione, come tutte le visioni deformate della realtà.

La civiltà cristiana è già stata spazzata via, non dall’Islam, il cui esempio semmai dovrebbe per reazione rinvigorire la fede cristiana. L’hanno spazzata via tre secoli di materialismo, di illuminismo, di positivismo, di relativismo storicistico, di psicologismo, sfociati nell’americanismo orgiastico del sex and money, l’unica fede vigorosa delle nostre lande desolate. Siamo fin troppo vaccinati, dall’Islam come da ogni altra spiritualità.

Prenderne atto sarebbe doveroso, per non disperdere le energie contro delle ombre.

Luciano Fuschini 

Decreto scuola: il deserto culturale di un vuoto a perdere

Alba Dorata: dalla rivista al partito. Una storia di trent'anni (parte 2)