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Il parlamento bulgaro si oppone alla svendita della propria terra

In Bulgaria partiti di estrazione politica diversa si oppongono alla vendita del suolo europeo ai privati di tutto il mondo, senza timore di criticare apertamente le posizioni iperliberiste e inaccettabili portate avanti da Bruxelles e dai trattati di adesione dell’Unione europea. Un accordo trasversale che punta alla difesa della propria terra da ingerenze esterne di poteri forti e Stati extraeuropei interessati soltanto a lucrare sul suolo del popolo bulgaro e su quello europeo in generale.

A proporre la battaglia contro la strapotere di multinazionali, oligarchi e compagnie di Stato si è mosso per primo il partito della destra radicale Ataka, che controlla 23 seggi al parlamento bulgaro, il quale ha convinto altri deputati su posizioni decisamente più moderate – sia di centrodestra che di centrosinistra – a estendere il divieto di vendita di terreni a stranieri e privati in violazione delle norme comunitarie. 

La moratoria vieta infatti la svendita di terreni agricoli di cittadini e di imprese del Paese dell’Europa centro-orientale come previsto dalla normativa europea. Le regole di adesione all’Ue richiedono invece la revoca del veto allo scopo di aprire il mercato ai privati entro il 1° gennaio 2014, favorendo così la presenza di aziende straniere in terra bulgara ai danni dei cittadini e delle imprese di Sofia. Una battaglia, questa, in corso in tutta Europa per difendere il suolo del Vecchio Continente dagli interessi delle compagnie straniere di Stato e non, che sperano così di lucrare sull’acquisto di terreni a prezzi stracciati.

Secondo quanto riportato dai media bulgari, il 23 ottobre scorso i deputati hanno votato così per estendere la moratoria fino al 2020 in linea con la mozione avanzata dal partito Ataka.

Chantal Hughes, portavoce per il mercato interno della Commissione europea, ha detto che dopo la data del prossimo gennaio la libera e normale circolazione di capitali inizierà ad essere operativa. Hughes ha precisato che alcune restrizioni possono tuttavia essere consentite, ma devono essere proporzionate e giustificate in base alle norme previste dai Trattati europei.

La Bulgaria, ai sensi della normativa prevista dal Trattato di adesione, avrebbe dovuto trovare prima un accordo con tutti gli Stati membri, qualora sia intenzionata a mantenere il divieto. Alla domanda circa le possibili implicazioni di mantenere il divieto, il portavoce ha precisato che la Commissione di Bruxelles non si pronuncia ufficialmente sulla sentenza perché non è un atto giuridico formale deciso dal governo. Tuttavia la mozione dei deputati di tutto l’arco costituzionale bulgaro ha trovato ampio sostegno sia da parte del centrosinistra, rappresentato dal Partito socialista bulgaro, attualmente al governo, che dall’opposizione di centrodestra, Gerb.

Almeno 171 deputati bulgari su 240 nella seduta plenaria della Camera hanno votato a favore, 12 si sono astenuti, mentre 38 hanno votato contro. Il Presidente della Bulgaria, Rosen Plevneliev, dal canto suo ha immediatamente tuonato contro la decisione del Parlamento affermando che questa è controproducente e finirà per pesare sulle tasche del contribuente bulgaro. Ma la perdita del suolo avito non costerà troppo al popolo di cui il capo dello Stato dovrebbe essere il miglior rappresentante, visto che le famiglie bulgare non potranno più possedere quel terreno utile a realizzare le loro aziende agricole? «Farà allontanare gli investitori e il suo prezzo sarà pagato dai contribuenti bulgari. Siate ben consapevoli che tali decisioni saranno punite con una procedura speciale dell’Unione europea», ha sottolineato Plevneliev a difesa dei tecnocrati Ue e dei poteri forti internazionali interessati a speculare sulla svendita del suolo europeo. 

Il presidente ha detto che i servizi giuridici del governo avrebbero esaminato la questione nei prossimi giorni, ma ha aggiunto: «Credo che sia assolutamente improduttivo e sbagliato per un Paese rinunciare alle sue priorità». 

Insomma nonostante l’importanza di una proposta come questa che ha visto l’interesse di tutti i partiti del parlamento il capo dello Stato non vuole avallarla, preferisce che i bulgari perdano definitivamente il possesso sulle loro terre per accontentare come è noto chi intende soltanto utilizzarle per i suoi interessi ai danni della comunità nazionale e dell’Europa. Del resto è noto a tutti quello che sta accadendo nel Vecchio Continente dove ettari ed ettari di terreno finiscono nelle mani delle multinazionali e delle Compagnie di Stato cinesi che la sfruttano per i loro interessi e non per quello dei popoli europei. 

A causare questo disastro sono le politiche iperliberiste di tagli al bilancio dell’Unione europea che coinvolgono direttamente i proprietari delle piccole e medie aziende agricole proprio nell’ambito della ristrutturazione della Politica agricola comune (PAC): per cui non ricevendo più i sussidi necessari per far sopravvivere la loro azienda sono costretti a svendere i terreni in loro possesso. 

Svendite utili ai grandi potentati economici naturalmente (oligarchi russi, società anonime internazionali e compagnie cinesi) e ai danni, come al solito, dei nostri popoli per poterne disporre a loro piacimento e lucrare ignobilmente.

Andrea Perrone

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