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“Yes Man” Frattini alla Nato?

L’ex ministro degli Esteri italiano è candidato alla segreteria generale della Nato

Il giorno in cui sarà nominato alla segreteria generale dell’Alleanza Nordamericana (Nato), il candidato Franco Frattini verrà ricoperto di gloria dal pensiero unico degli opinionisti. Come accadde quando Mario Draghi salì a capo della Banca Centrale Europea. Entrambi lodati “perché italiani a ricoprire cariche internazionali e di responsabilità”, come se l’italianità contasse qualcosa all’interno dell’ultra-apparato mondialista. 

Il mandato del danese Anders Fogh Rasmussen scadrà a luglio del 2014, ma già entro dicembre di quest’anno si potrebbe conoscere il nome del suo successore. L’ex ministro degli Esteri aveva scelto di non candidarsi alle scorse elezioni di febbraio perché appena uscito dal Popolo della Libertà, preferendo quindi temporeggiare per incassare il sostegno sia di Monti e Letta che del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una scelta che non ha tradito le attese. La candidatura di Franco Frattini - depositata a giugno - ha messo d’accordo Bruxelles, Washington, e Roma, proprio perché al di là del suo passato nelle file del centro-destra italiano, il suo Curriculum Vitae risponde a tutti i criteri che l’ideologia atlantista richiede. 

Membro dell’Aspen Institute italiano, è entrato nel 2004 a far parte della Commissione europea con la responsabilità sulla sicurezza e sulla giustizia, subentrando a Rocco Buttiglione il quale criticò la sua nomina poiché condizionata dall’appartenenza di quest’ultimo alla massoneria italiana. Frattini è poi stato ministro degli Affari Esteri dei governi Berlusconi (dal 2002 al 2004 e dal 2008 al 2011), ricevendo nel 2009 presso la Camera dei Deputati il “Premio America” della Fondazione Italia-Usa, probabilmente per aver tutelato gli interessi statunitensi, dal sistema satellitare Muos all’acquisto degli F-35, passando per le basi militari a stelle e strisce presenti sul territorio italiano. Il suo operato alla Farnesina ha fatto dell’Italia il quinto contributore al budget della Nato, dopo gli Stati Uniti, la Germania, il Regno Unito e la Francia (in sintesi, allineando il Paese a tutte le decisioni della Nato). Fedele all’ideologia atlantista ha rafforzato tra il 2002 e il 2004 il ruolo dell’Italia in Afghanistan stanziando più di 4mila uomini, così facendo dell’Italia il secondo contributore alla missione di guerra (“loro” la chiamano di pace) a Kabul e dintorni, ed ha permesso nel 2011 che la Sicilia facesse da piattaforma aerea alle forze militari anglo-francesi durante l’aggressione alla Libia di Muammar Gheddafi. Franco Frattini si è inoltre fatto notare più di una volta per aver dato il suo sostegno morale alla causa israeliana: nel dicembre del 2008 quando Israele attaccò Gaza (Operazione Piombo Fuso) con le armi chimiche al fosforo bianco, l’ex ministro – in quei giorni in vacanza in montagna con la compagna – non spese parola preferendo silenziare sull’accaduto. O ancora come nel 2009 quando condannò la Conferenza mondiale contro il razzismo organizzata dall’Onu, definendo non accettabile il documento proposto contenente le posizioni anti-israeliane emerse nella conferenza del 2001, che qualificavano il “Sionismo” come una forma di razzismo. In quell’occasione l’ex capo della Farnesina bollò il documento come “aggressivo e antisemita”, tanto da boicottare insieme agli Stati Uniti e ad altri Paesi l’incontro di Ginevra. 

In una recente intervista al quotidiano francese Le Monde, ha confessato di non aver avuto note negative né da Bruxelles né da Washington riguardo alla sua candidatura. Il suo CV è d’altronde irreprensibile: per questo Frattini sarà un perfetto esecutore agli ordini dei suoi superiori. 

Sebastiano Caputo 

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