Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Caso Datagate: le Procure stanno a guardare

I telegiornali non parlano più del cosiddetto “Datagate”, le attività di spionaggio condotte dall'Agenzia per la sicurezza nazionale di Washington sono letteralmente scomparse dal dibattito. Tutto sembra essere stato digerito e metabolizzato dalla classe politica e da larga parte dei cittadini. Eppure, qualcosa si muove. 

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha deciso di riferire alla Camera dopo l'audizione al Copasir prevista per il 13 novembre; spetterà poi alla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio stabilire tempi e modi dell'intervento dell'Esecutivo di fronte all'Aula. La posizione di Palazzo Chigi non sarà di rottura, difficile credere che Roma sia pronta ad ingaggiare un muro contro muro con gli Stati Uniti. Più semplice che si decida di vestire i panni dei mediatori tra l'indignazione di Berlino e le blande scuse della Casa Bianca. L'intera vicenda è utile per una riflessione sullo stato di salute del nostro ordinamento giudiziario. Incredibilmente, nessuna Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo per le attività denunciate a livello internazionale. Una mancanza in grado di cozzare con il preciso dettato di diverse norme penali e con l'obbligatorietà dell'azione penale prevista dalla Costituzione. Acquisita la notizia di reato sarebbe stato dovere dei pm – soprattutto di quelli presenti nella Capitale – aprire un fascicolo in cui si ipotizzava lo svolgimento di intercettazioni illegittime. Tutti sanno che in Italia le intercettazioni telefoniche, o telematiche, possono essere disposte dal giudice per le indagini preliminari solo a seguito della richiesta del pubblico ministero. Nel caso “Datagate” non ci sarebbe stato niente di tutto questo. Anzi, gli uomini della Nsa avrebbero addirittura violato gli accordi di diritto internazionali e le consuetudini con cui si tutela la persona dei capi di governo e dei capi di Stato. 

Non importa se le conversazioni siano state ascoltate o semplicemente registrate ed installate su un qualche server in giro per il mondo: siamo di fronte ad una chiara violazione della legge. Chi ci dice che non si siano condotte anche attività di spionaggio industriale a favore di imprese statunitensi? Chi può smentire l'esistenza di ricatti a danno dei Governi del Vecchio Continente? Come mai nessun pm italiano si è sentito in dovere di procedere con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento? La risposta potrebbe essere scontata. 

Forse l'argomento “servizi USA” è taboo, una faccenda poco chiara in cui non è consigliabile mettere il naso. Eppure, in un recente passato, era stato il coraggio di un giovane pm di provincia a portare sul banco degli imputati le grandi agenzie di rating. È stata la procura di Trani a scoprire cosa non andasse nella redazione di quei report e a mettere in collegamento quelle attività con quelle di alcuni investitori sulle piazze internazionali. Non è stato possibile rintracciare lo stesso atteggiamento all'indomani delle rivelazioni sul caso “Datagate”. Una mancanza a cui non ha fatto seguito nessun appello né dalla Presidenza della Repubblica né dal presidente del Consiglio dei Ministri. Silenzi che dovrebbero essere riempiti dalla reazione delle Camere, almeno da parte dei gruppi delle opposizioni. È necessario capire quale sia il ruolo dei nostri servizi – posti sotto la diretta responsabilità di Palazzo Chigi – e quale sia il loro grado di collaborazione con gli uomini della Nsa. La mancanza di chiarezza contribuirà solo a favorire chi vorrebbe continuare ad intercettare senza troppi complimenti. Come se tutto gli fosse concesso, in nome di non si sa quale diritto o prerogativa. 

Sono davvero risibili le giustificazioni legate alla “guerra al terrore”. Purtroppo per gli Stati Uniti, le loro forze armate ed i loro cittadini hanno subito attacchi – in patria come all'estero – nonostante lo spionaggio su scala globale. I generali deputati alla gestione della Nsa dovrebbero fare un salto indietro nella storia ed andare a guardare come la Stasi spiava i cittadini della Germania Est. Episodi utili a chiarire quanto sia inutile indagare su larga scala, senza un criterio che indichi chi monitorare e perché. Il muro ed il partito unico vennero abbattuti nonostante i resoconti redatti da una quantità sterminata di agenti e delatori. Ci piacerebbe che questi rilievi venissero svolti durante un dibattimento celebrato di fronte ad un giudice terzo ed imparziale. Per farlo servirebbe l'iniziativa di una Procura. Chissà se si troverà qualche “pm d'assalto” pronto a indagare su una questione sempre più scomoda.

Matteo Mascia

Europa. Il Risiko Nato minaccia la Russia

Gianfranco Fini contro la legge che porta il suo nome