Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Come dev’essere per un uomo che, dopo avere fatto la guerra e scontato la pace, dopo avere sfamato un’intera famiglia con la sua stessa fame, dopo anni di fatiche all’insegna di un credo più forte della fatica, e dopo le piccole miserie imposte dalla vita, si ritrova a ottant’anni costretto ai soprusi domestici o a quelli di una casa di cura, pardon, di una “nursing home”?

Dev’essere umiliante, a dire poco; bestiale, a dire tutto. Questa, però, si rivela la squallida realtà che, via via, è andata diffondendosi in moltissime famiglie italiane, e non solo, da quando è subentrata la crisi economica: figli, cinquantenni e coniugati, che vendono la propria casa per trasferirsi in quella degli anziani genitori, destinando senza alcun riguardo questi ultimi in case di cura, tra perfetti e indifferenti sconosciuti; come altra soluzione, restano i numerosissimi i figli che si “sacrificano a convivere con i propri vecchi”, intanto che li maltrattano, sperperano indisturbatamente i loro risparmi e, peggio del peggio, gli muovono violenza fisica come a volere educare delle bestioline recalcitranti all’ubbidienza e alla comprensione più basilare. Bestiali, quei figli, appunto.

Resta impresso nella memoria il caso dello scorso luglio quando un signore di 78 anni è caduto giù dal balcone, mentre tentava maldestramente di scappare dall’inferno casalingo a cui l’aveva ridotto la figlia; l’uomo, nell’intento di calarsi dal secondo piano, aveva cercato di aggrapparsi a un’antenna, ma precipitò in strada, morendo poco dopo all’ospedale di Monza. La moglie di settantaquattro anni, invalida al 100%, venne a conoscenza della tragedia solo con l’arrivo dei carabinieri, i quali trovarono l’anziana donna imprigionata nel bagno di casa.

Messa sotto interrogatorio, la figlia si giustificò sostenendo la tesi secondo cui occorreva rinchiudere i genitori per “maggiore sicurezza”, soprattutto del padre, facile alle sbronze davanti il bancone di un bar.

In seguito alle indagini, i baristi della zona smentirono all’unisono le dichiarazioni rilasciate: non avevano mai visto l’uomo ubriaco e, inoltre, quel poveretto non possedeva mai il becco di una lira, dato che l’intera pensione veniva spesa prima ancora di arrivare alle sue tasche. Nuove testimonianze vennero dai vicini, che, con imperdonabile e ingiustificabile ritardo rispetto al vergognoso fatto, riferirono le urla di strazio e i pianti di impotenza degli anziani signori ogni volta che la figlia rincasava.

Altro caso eclatante riguarda una donna friulana di ventinove anni che, insieme al compagno, costringeva il proprio padre, affetto da deficienza psichica, a nutrirsi esclusivamente di cibo per cani. Arrivò a perdere trenta chili, l’uomo, ma la tortura non finì lì: i due gli avevano fatto anche credere di vivere in un’abitazione abusiva, ragione per cui, in qualsiasi momento, poteva succedere che lui dovesse sloggiare di gran carriera; ecco perché tutti i suoi affetti – la vita intera e più concreta, a quell’età – erano stati confinati in delle scatole di cartone. Figlia e compagno gli avevano inoltre assicurato che il trasloco in una nuova casa sarebbe avvenuto a breve termine, ma che, per ultimare i lavori, occorreva che egli accendesse un mutuo di 80.000 euro. Non ancora sazi, per godere anche della pensione, i due complici ricattavano l’uomo prospettandogli “guai seri con la giustizia”, se non avesse sborsato la cifra giornaliera richiesta, e la certezza che la salma dell’amatissima moglie sarebbe stata trasferita in un loculo a lui sconosciuto.

Si potrebbe passare poi alle case di cura, riportando i risultati delle ultimissime ispezioni effettuate dai NAS lungo tutto il territorio nazionale: 102 le persone segnalate all’autorità giudiziaria e 192 a quella sanitaria, 174 le violazioni penali e 251 le amministrative, 16 le strutture chiuse e 2 quelle sequestrate. In una delle suddette Comunità, tra gli altri orrori, i carabinieri hanno scoperto tre anziani – una dei quali in stato di grave di disidratazione – che, per mancanza di posto, erano stati efficientemente confinati nei gelidi e pericolanti sotterranei.

Che dire? Da una parte, si dovrebbe rispolverare la forca, possibilmente senza troppa timidezza, mentre dall’altra, ci sarebbe da piangere per la compassione che suscitano le storie di certe persone anziane, cui si dovrebbe, comunque e a prescindere, riservare maggiore cura per la fragilità del corpo consunto e inerme, che nella vecchiaia si rivela aggraziato e, quindi, intoccabile.

Come prendersela con i vecchi? Come ignorare quei loro occhi placidi, già rapiti da un altrove, e allo stesso tempo in costante attesa di un evento minuto di quotidianità? Basta loro, infatti, una parola in più lungo tutto il giorno per dire di essere stati in grande compagnia, una domanda per sentirsi ancora necessari, un’attenzione da nulla per non sentirsi già morti.

È deprimente più di qualsiasi altra vigliaccheria, la crudeltà sugli anziani, più della stessa violenza riservata a un bambino, perché egli può permettersi una prospettiva che gli consenta la speranza, nonché il domani per rifarsi, ma a un uomo anziano, cosciente che il suo bene migliore è alle spalle, non resta che l’attimo; ecco, dunque, come ogni gesto – dalla parola al bacio sulla guancia scarna, ma basterebbe anche un odore familiare proveniente dalla cucina o la piacevolezza di una coperta poggiata sulle gambe – diventi per lui ulteriore fonte d’acqua, ancora vita.

Per carità, non tutti i casi sono come quelli appena riportati, ma è comunque infame e triste che i legami tra padri e figli, fatti di sangue mica d’acqua, oggi giorno siano sempre più condizionati dai rapporti economici dovuti alla crisi (spirituale), dalla disoccupazione, dal PIL e che il genitore sia oramai visto unicamente come profitto utile, poco altro.

Se fosse possibile tornare indietro, cominceremmo dal principio, da quell’uomo che sfamò una famiglia con la sua stessa fame, lo stesso per il quale esisteva un credo più forte di qualsiasi contingente miseria, materiale o personale che fosse.

Fiorenza Licitra

Telecom continua il disimpegno

Vai col lutto nazionale, che poi resta tutto com’è