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Siria. Turchia e Iran a sostegno di “Ginevra 2”

Altro colpo di scena nel processo di pace che si sta avviando in Siria: Iran e Turchia hanno lanciato un appello congiunto per un cessate il fuoco in Siria da attuarsi prima della conferenza di pace “Ginevra 2”, indetta per il prossimo 22 gennaio.

Una dichiarazione positiva e che sorprende, visto che le relazioni fra i due paesi sono fredde e, da almeno due anni, così gelide che l’unico punto di convergenza possibile era solo nel bombardare congiuntamente i curdi iracheni. Ma non è certo il desiderio di pace che ha mosso Ankara e Teheran: entrambi gli Stati soffrono di un forte isolamento internazionale, di antica data per l’Iran, che cerca di uscirne, e relativamente recente per la Turchia, il più grande sconfitto geopolitico del Medio Oriente, che cerca di non sprofondarvi. Dopo l’illusione di poter diventare il paese egemone dello scacchiere, qual miglior modo per Ankara di tornare alla ribalta internazionale se non favorendo un processo di pace sempre più popolare?

Quello che per l’Iran è un successo, per la Turchia è, invece, una sconfitta cocente, anche perché, guardando dietro le quinte, si scopre che il vero vincitore è la Russia. Mosca, infatti, da tempo cercava di inserire l’Iran fra gli interlocutori internazionali nelle trattative per ricerca di una soluzione negoziale della crisi siriana, e ci è riuscita ottenendone la legittimazione, addirittura, da parte della Turchia, il paese che più risolutamente portava avanti una politica di aggressione militare.

La Russia, quindi, non solo sta ottenendo di far progressivamente uscire l’Iran dal suo isolamento (l’appello congiunto segue di poco il raggiunto accordo sul nucleare) ma ha anche piegato alle sue politiche uno dei suoi più tradizionali nemici. Che, dopo aver cercato di intralciare i russi fra Balcani, Caucaso e gli ex Khanati centrali del “Grande gioco”, si vede battuto proprio nel suo scacchiere preferito: quel Medioriente dove si sentiva ad un passo dal divenire potenza egemonica e dove invece si ritrova sempre più isolato.

Il titolare della diplomazia iraniana, Mohammad Javad Zarif, al termine dell’incontro con il suo omologo turco, ha potuto, quindi, trionfalmente dichiarare che «ogni sforzo deve essere focalizzato a far tacere le armi, se possibile, prima dell’inizio della conferenza di pace». Questa frase ha spinto il leader della Coalizione nazionale siriana, Ahmad Jarba, a contrattaccare: «Se Teheran vuole partecipare alla conferenza di pace deve ritirare i suoi combattenti e smettere di aiutare il regime. Solo in questo modo potrà dire di avere fatto tutto il necessario per fermare la guerra».

Dichiarazione che potrebbe essere rivolta anche alla Turchia, i cui territori di confine sono stati messi a disposizione dei ribelli, ma che in realtà apre ad una presenza iraniana alla Conferenza, cui di malavoglia la Coalizione nazionale siriana si è vista costretta a partecipare, anche perché pone delle condizioni che sarebbero facilmente soddisfatte in caso di cessate il fuoco.

Nello scacchiere mediorientale siamo di fronte ad una ennesima vittoria del Cremlino, che, nel suo abile perseguire, in via principale, i propri interessi nazionali, sta però costringendo tutti i belligeranti a sedersi al tavolo della pace.

Ferdinando Menconi

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