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Gibilterra: la Spagna risponde alle provocazioni britanniche

La Spagna risponde per le rime alla prepotenza britannica. La Guardia Civil ha dato prova della sua forza, reagendo alle provocazioni della Marina di Sua Maestà attorno alle acque della rocca di Gibilterra, messe in atto con esercitazioni militari in segno di sfida e in nome del mai sopito neocolonialismo inglese. 

Londra non ha accettato l’atteggiamento dei militari spagnoli e del governo di Madrid. E per questo il Regno Unito ha protestato “ad alto livello” nei confronti dell’esecutivo spagnolo, dopo che la settimana scorsa la Marina iberica si è “scontrata” nello stretto con quella di Sua Maestà. 

Del resto Londra aveva deciso già il mese scorso di fare sul serio e di avviare una serie di minacce contro Madrid inviando tre navi da guerra della Royal Navy verso il Mediterraneo per pattugliare la costa a largo dell’omonimo Stretto, pur affermando che questo stava avvenendo per una serie di esercitazioni militari programmate da tempo. Un’intimidazione, questa, che il governo iberico non ha voluto lasciare impunita come hanno dimostrato i fatti avvenuti il primo novembre scorso. 

Il ministero della Difesa britannico da parte sua ha accusato una motovedetta della Guardia Civil di aver compiuto «una manovra in maniera provocatoria e pericolosa in prossimità delle navi della Marina reale». Ma nulla di preoccupante è accaduto veramente, tanto che nessun colpo di cannone o di arma da fuoco è stato sparato durante l’incidente. Tuttavia si è verificata una collisione tra la nave spagnola e un’imbarcazione della polizia di Gibilterra. L’incidente è avvenuto mentre una unità militare della rocca stava fornendo protezione ad una nave della Royal Navy per i rifornimenti di materiale, munizioni e combustibile nelle acque circostanti Gibilterra.

La notizia dell’incidente, riferita dal quotidiano Gibraltar Chronicle, ha riportato che la nave spagnola Rio Tormes durante un’operazione di pattugliamento avrebbe navigato troppo vicino ad un’imbarcazione della Royal Navy, dopo aver sfondato un cordone di sicurezza nelle acque territoriali britanniche. Membri dell’equipaggio della nave britannica HMS Scimitar destinata al pattugliamento dell’area contesa hanno ordinato all’equipaggio spagnolo di lasciare la zona, ma la Guardia Civil ha ignorato l’avvertimento, mantenendo tutta la situazione in uno stallo assoluto. 

E così, parlando alla Camera dei Lord la baronessa Hooper, appartenente al gruppo dei conservatori, ha sottolineato che «le armi erano puntate verso l’altra» nave, durante l’incidente della settimana scorsa. Alla richiesta di una conferma di quanto accaduto, un portavoce del Foreign Office ha precisato che l’equipaggio della Marina reale aveva eseguito «adeguate procedure operative». 

Il portavoce ha confermato che «c’è stato un incidente» e che la questione sarebbe stata «sollevata ad alto livello con il governo spagnolo». Il ministro del Commercio britannico Lord Ahmad ha quindi osservato che scriverà a Lady Hooper riportando totalmente i fatti accaduti durante l’incidente. 

Tuttavia questo non basterà a Londra a risolvere il problema della sovranità sulla rocca di Gibilterra e sulle acque costiere. È noto del resto come la Gran Bretagna possegga ancora avamposti coloniali in giro per il mondo indebitamente occupati dai suoi gendarmi e dalle sue genti. Le Malvinas/Falkand costituiscono infatti un altro caso eclatante, in cui è coinvolta l’Argentina che continua a rivendicarne il possesso.

Per quanto riguarda Madrid è sicuro che non si arrenderà e continuerà a chiedere giustizia sia con l’utilizzo della Guardia Civil che in tutte le sedi internazionali, soprattutto Onu, per veder confermato un proprio diritto, venuto meno nel 1713 con il Trattato di Utrecht: quello del pieno controllo su Gibilterra.

Andrea Perrone

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