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Alberto Mujica Cordano, detto Pepe: un Capo di Stato illuminato

Fra due mesi finirà anche quest’anno. Guardando il video di un discorso tenuto all’Onu a fine 2012 dal presidente dell’Uruguay, Alberto Mujica Cordano detto Pepe, è stato senz’altro un altro anno buttato. Naturalmente non ha avuto nessuna pubblicità, salvo i soliti, benemeriti siti web di nicchia. Mi piace riproporlo e commentarlo, per dare la misura di quanto l’Italia e l’Occidente tutto siano lontani anche solo dal discutere i veri problemi, prima ancora di risolverli. 

Pepe, ex guerrigliero e perciò nient’affatto pacifista cretino, è stato chiamato il capo di Stato più “povero” del pianeta perché gira ancora con una vecchia Maggiolino senza scorta e devolve gran parte del suo stipendio in beneficenza. Lui dice di essere il più ricco, e lo spiega proprio nel suo intervento davanti alle distratte e ridacchianti autorità internazionali. Rifacendosi ad una sapienza antica di migliaia di anni, occidentale e orientale, che due secoli di decerebrata industrializzazione di massa hanno sepolto nei manuali scolastici, Pepe parte da un assunto semplice, talmente semplice da apparire sconcertante: la brama di possesso rende schiavi, anzitutto dal punto di vista esistenziale. La vita è breve e sfuggente, ricorda, e in men che non si dica ci si ritrova anziani, coi reumatismi e le rate del mutuo ancora da pagare. E questo perché? Perché la civiltà che abbiamo costruito si fonda sulla corsa alla produzione e al consumo, in un circolo vizioso per cui si deve lavorare per avere il denaro per poter consumare in modo da continuare a produrre. Un puro non sense venato di paranoia, che distrugge la possibilità concreta, quotidiana, vissuta di cercare l’unico bene degno di considerazione: la felicità, fatta di amore, relazioni umane, difesa della propria terra, cura dei figli, gli amici, il minimo indispensabile per vivere con dignità. «Lo sviluppo non può andare contro la felicità»: seppur questa parola andrebbe usata con cautela, è una frase che rende tutto l’orizzonte radicalmente diverso di un politico che mette al centro l’Uomo invece dell’Economia. 

È il Mercato globalizzato eretto a valore unico, totalizzante e totalitario il mostro da governare. Non sostiene di abolirlo, che fu l’errore del comunismo. Parla di governarlo, ovvero di fare Politica, quella vera: un appassionante impasto di visione e realismo. 

Che cianciamo a fare di fraternità dei popoli, vibra Pepe, se la globalizzazione non è altro che concorrenza spietata di capitali e merci? E cita la giornata di 6 ore che i lavoratori del suo Uruguay stanno ottenendo. Una conquista umana che tuttavia, se la globalizzazione continua a imporre il suo ricatto, avrà come effetto negativo la disperata ossessione di trovare un secondo e un terzo lavoro, per sopravvivere. Come dire: soluzioni autarchiche in un solo Paese vanno a sbattere contro un muro, se non si ragiona in termini non diciamo mondiali, ma almeno sovranazionali. 

In America Latina una presa di coscienza popolare in questa direzione c’è stata, grazie ai movimenti d’ispirazione socialista e patriottica andati al governo, che logicamente godono di cattiva stampa in Occidente. 

Per venire a noi, l’Europa potrebbe darsi una ragione di esistere se perseguisse un modello alternativo a quello statunitense. Ma invece niente. In Uruguay hanno Pepe, in Italia abbiamo Letta, Berlusconi e Renzi. 

E la maggioranza degli italiani se li meritano. 

Alessio Mannino

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