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Restate sporchi: non fatevi lavare il cervello

«Sono gay. L'Italia è un Paese libero, ma esiste l'omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza. Io non sto bene, in questa società». Questo il “testamento spirituale” vergato da Simone, uno studente romano, che giorni fa si è consegnato alla morte buttandosi nel vuoto da un palazzo di via Casilina. 

A quanto è risultato dalle indagini della polizia, il ragazzo – in meno di un anno, il terzo suicida nella capitale per ragioni attinenti alla propria sessualità – non ha subito vessazioni ed è così naufragata l’ipotesi dell’istigazione al suicidio. Com’era avvertenza della lettera di Simone, però, l’ennesimo j’accuse va scagliato contro il «clima generale di stigma sociale verso l’omosessualità»; ecco, allora  la manifestazione nella “Gay Street” di Roma avvenuta pochi giorni fa, il cui intento, oltre alla commemorazione di un’altra “vittima” dell’infausto sistema, è stato soprattutto quello di mettere sull’attenti il Parlamento e le varie istituzioni, affinché vengano promulgate e sostenute, una volta per tutte e senza più rinvii, leggi severe contro l’omofobia.

È questa una situazione quanto meno grottesca in un’epoca in cui, da destra a manca, non si fa che sdoganare l’omosessualità come virtuoso principio, felice augurio e saldo beneficio per gli individui tutti. A ogni piè sospinto. Non vi è giorno, infatti, in cui sui giornali nazionali e locali non si pontifichi a sostegno degli omosessuali e di tematiche a essi squisitamente affini: dal  giovane gay che si becca un ceffone – sicuramente discriminatorio, perché nulla importa se, a prescindere dalle intime tendenze sessuali, gli scontri fisici continuano a restare il pane quotidiano e l’educazione sentimentale dei ragazzi – al genitore che si congratula con il proprio figlio diventato figlia, fino al matrimonio tra due uomini celebrato in pompa magna. Sullo stesso andazzo, guai a pensarla diversamente, guai a non essere d’accordo con il congiungimento legale delle coppie omosessuali, guai a non essere favorevoli all’adozione di un bambino da parte loro e guai a non essere omofili: non letteralmente, ma principialmente. Guai!

Neppure la politica, nonostante i gravosi problemi che affliggono gli Italiani, si sottrae ai doveri del “moralmente corretto”, imposti dall’urgenza dei costumi indotti. Un esempio per tutti è stato il Programma di Strasburgo, elaborato lo scorso 22 ottobre, nel quale sono ben delineate le priorità dell’Unione Europea, che purtroppo non riguardano affatto l’occupazione, l’immigrazione clandestina, un piano economico capace di sostenere le migliaia di famiglie in ristrettezze o la salute pubblica, bensì la lotta contro l’omofobia e l’estensione dei diritti individuali, tra i quali spiccano la promozione dell’aborto, la contraccezione, la fecondazione assistita e, immancabili, gli obbligatori corsi scolastici per gli studenti, atti a plasmare «un’opinione positiva sulle persone LGBTI»

Al punto in cui siamo, la confusione è parecchia: a fare da portavoce, sono i giornalisti per i politici o i politici per i giornalisti? Al di là, però, del gioco di specchi in cui gli uni riflettono perfettamente gli altri, resta il fatto che un convegno come quello di Strasburgo, pur se volutamente passato in sordina, dovrebbe fare gridare allo scandalo ogni cittadino europeo e spingerlo a scendere in piazza non con le tremende bandiere della pace, ma con le armi e con i denti. Il suddetto programma, difatti, rappresenta a tutti gli effetti uno sputo sulla miseria dei padri che, a tutt’oggi, si ammazzano per non riuscire ad allevare decorosamente i figli – per un motivo vero come lo è il pane – e un oltraggio a chi non ha garantito un letto in ospedale, a chi deve aspettare dieci mesi per una visita medica sovvenzionata (sempre che ci arrivi), a chi a settant’anni è ancora costretto a non chiudere bottega per tirare a campa’ e a chi, invece della pensione, percepisce l’elemosina, Uno schifo, questo, che dovrebbe non toccare, ma “mazziare” le coscienze, a prescindere dai rispettivi orientamenti sessuali, perché riguarda ognuno di noi.

Con tutta la “propaganda”, vero e proprio lavaggio del cervello, portata perentoriamente avanti per vanificare le differenze fino a che non si annullino  – prima la cosiddetta “battaglia civile” era per la “parità” tra uomo e donna, ora tra uomo e “uomo” e tra donna e “donna” – non si capisce davvero come questo tipo di società possa essere tacciata di omofobia e transfobia. 

A essere piuttosto evidente, invece, è la solfa continua cui la rappresentanza omosessuale ci sottopone quotidianamente attraverso una lagna tanto vittimistica quanto egocentrica, propria di una strategia mediatica che, autoescludendosi dalla società (mentre si autocelebra), diviene essa stessa esclusiva in virtù di uno statuto morale ed etico di superiorità, e per questa ragione diviene “intoccabile” perché mai contestabile  – pena l’inglorioso epiteto di razzista-fascista-omofobo e pena, dunque, l’isolamento sociale – neppure nelle sue forme più sfacciate e tracotanti. Tale condotta, ricorda molto un certo popolo eletto. Ma questo non lo si può proprio dire!

Fiorenza Licitra

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