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Grecia e non solo: l’austerità all’attacco dell’informazione

Maledetta e benedetta informazione, quella allineata e quella sopra e fuori dalle righe, quella servile e quella armata di voci alte e chiare contro lo stato delle cose. “Ne resterà solo uno”, diceva qualcuno. Se non uno ne resteranno pochi, pochissimi a poter fare informazione. E chiaramente si tratterà di quella più allineata e indolore possibile. Una riflessione dolorosa, per chi nell’informazione vera e nella critica libera ci vuole ancora credere, in giorni di nuovi attacchi che non risparmiano nemmeno i media “statali”.

Non è solo la controinformazione a dover fare i conti con la difficoltà di esistere per il solo e semplice fatto che tirar fuori retribuzioni, anche minime, in un “mercato” spianato come un rullo compressone dai media mainstream, è praticamente impossibile. A subire l’annichilimento sono anche media “di Stato” e che quindi, almeno in linea di principio, dovrebbero garantire un’informazione pluralista. Nemmeno questo pare essere più concesso, nemmeno rappresentare, anche solo a livello di facciata, il diritto a un’informazione che non lasci nessuno indietro.

Il privato – e i suoi interessi – dominano  ovunque, anche nell’informazione. Poi, chiedersi quale autonomia possano avere dei media pagati da gruppi e/o persone che perseguono interessi che si intrecciano a politica e economia, è roba per pochi. Pochissimi.

La Ert, la fu tv di Stato greca, chiusa a giugno dal governo delle larghe intese ellenico al servizio della Troika, è stata sgomberata con la forza dai reparti anti sommossa della polizia. I dipendenti, dal momento della chiusura, avevano occupato la sede della tv e avevano continuato le trasmissioni in autogestione, diffondendo il segnale in streaming oppure attraverso frequenze analogiche prestate da piccoli canali locali.

Stamattina, giovedì 7 novembre, con i gas lacrimogeni e irruzioni stanza per stanza – e conseguenti fermi e arresti - il diktat governativo è stato eseguito e posto così un macigno definitivo sull’informazione pubblica in Grecia.

Nelle stesse ore, in un altro paese che si è guadagnato la maglia dell’infame e infamante squadra dei PIGS, la mannaia dei tagli ha sancito la fine di un’altra emittente pubblica. Siamo in Spagna, nella Comunitat Valenciana, dove la RTVV è stata sacrificata dal governo autonomo. Mercoledì il presidente della Generalitat Valenciana, Alberto Fabra, ha affermato che il governo non chiuderà una scuola o un ospedale per poter tenere in piedi una televisione autonomistica. Un tribunale aveva infatti ordinato al governo autonomo il reintegro di 1.000 persone licenziate nei mesi scorsi a causa della crisi. Con la chiusura dell’emittente la Generalitat eviterà l’obbligo di applicare la sentenza in un momento nel quale ritiene insostenibili i costi di mantenimento di RTVV. Come accaduto in Grecia, i dipendenti stanno autogestendo i programmi, nei quali parlano della crisi.

Ironia della sorte, i giornalisti e dipendenti greci e valenziani hanno saputo della chiusura delle loro tv dai media. Da quelli rimasti, e mai come in questo caso il termine gatekeeper è stato più adatto: i guardiani dei cancelli del potere politico.

Per il resto, per chi ancora è rimasto, ci si prepari ad assistere a una morte lenta e silenziosa di ogni spazio - libero e meno libero - di informazione e dibattito “non commerciale” o altrimenti a impegnarsi in una Resistenza sempre più con la penna (o meglio, la tastiera e il mouse) fra i denti.

Alessia Lai

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