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Grillo e l'accusa al giornalismo: e allora?

Cos’avrà mai detto di così tremendo Beppe Grillo sui giornalisti? Secondo il capo politico del Movimento 5 Stelle la nostra categoria è piena di prezzolati e scribacchini che censurano e si autocensurano, vomitando luoghi comuni e balle sesquipedali. C’è qualcuno in buona fede che può sostenere il contrario? La larga maggioranza di chi fa il mestiere si merita gli insulti e, volendo dire le cose come stanno, non stiamo parlando neppure di giornalisti, ma di addetti stampa di questo o quel partito, di questo o quell’interesse economico e clientelare. È la verità e la sappiamo tutti, in primis noi dell’Ordine corporativo di fascista memoria. 

Ma a scatenare l’indignazione delle vergini violate, dal capo del governicchio in giù, è stato un post su Maria Novella Oppo, indicata sul blog come diffamatrice seriale del movimento. Nel feroce attacco si invita a segnalare con corredo fotografico il giornalista che disinforma, magari, come la Oppo che scrive sull’Unità, in testate finanziate con soldi pubblici. “Vergogna, ecco le liste di proscrizione”, hanno gridato i santerellini della libera stampa di regime. 

Ora, è illegittimo polemizzare con un giornalista che legittimamente polemizza? Di quale delitto di lesa maestà ci si macchia a fare nome e cognome di una firma che ha idee diverse, contestandole il cordone ombelicale di alcuni media con i finanziamenti di Stato? Semmai si può discutere se sia giusto abolirlo o meno, ma non capisco davvero dove sia lo scandalo. 

Grillo fa torto alla sua intelligenza, piuttosto, quando ostenta la sua disponibilità a farsi intervistare dai colleghi stranieri, con un’esterofilia che dimentica la pesante dipendenza da lobby e padroni che condiziona la stampa anche fuori dall’Italia. Più strutturalmente, il grillismo è colpevole di una pericolosa ingenuità nell’idolatrare il presunto paradiso dell’informazione in Rete, in realtà spesso un letamaio di cazzate in libertà. Internet rappresenta sicuramente uno spazio liberatorio, ma appunto perché informare equivale a saper scovare, selezionare e dare il giusto peso alle notizie, cioè proprio perché il buon giornalismo è indispensabile, appunto per questo servono professionisti qualificati. Senza bisogno di farne una corporazione, ma senza nemmeno buttare nel cesso le professionalità credibili, facendo di tutta l’erba un fascio. 

Perché a volte, presi dalla foga e da una certa presunzione, i 5 Stelle rivelano un’intolleranza alle critiche che li fa pisciare fuori dal vaso. Ma non in questo caso. In questo caso, Grillo dà voce ad una banalità che essendo banale è verissima: vengono creduti giornalisti certuni che devono lo stipendio alla Causa che li ha messi sotto contratto. E per giunta con una percentuale che arriva dalle casse pubbliche. Fanno ufficio stampa, non giornalismo. 

Quando Claudio Messora è diventato responsabile comunicazione dei gruppi parlamentari del M5S, la Voce del Ribelle ha scelto di non riprendere più gli articoli del suo blog. Non perché non siano interessanti e pregevoli, ma perché non essendo più lui un blogger indipendente, il suo lavoro diventava condizionato e di parte. Il punto è che Messora è un fazioso onesto, alla luce del sole, gli altri, le penne in grigio omissione e manipolazione, si raccontano e ci raccontano di essere liberi. Ma che si diano all’ippica.  

Alessio Mannino

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