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Italia: la Giustizia distorta di uno Stato criminale

In uno dei prossimi consigli dei Ministri potrebbe essere presentato un disegno di legge per tentare di risolvere i cronici problemi che ammorbano l'amministrazione della giustizia.

Questo l'annuncio fatto dal ministro della Giustizia durante un convengo ospitato a Palazzo Madama. Le criticità – giusto per usare un eufemismo – non risparmiano nessuna branca del diritto. Il civile, il penale, l'amministrativo ed il contenzioso tributario sono afflitti da una lunga serie di problematiche. Milioni e milioni di fascicoli giacciono nelle cancellerie dei nostri uffici giudiziari. Stando alle ultime statistiche l'arretrato supera i cinque milioni nel civile e i tre milioni e mezzo nel penale. Numeri in grado di far comprendere a chiunque quanto sia difficile far valere le proprie ragioni di fronte ad un giudice.

Un impegno sempre più lungo, sempre più gravoso – e quindi costoso – che diventa sintomo della mancanza di certezza del diritto nel nostro ordinamento. Elementi che da soli basterebbero a giustificare l'approvazione e la pubblicazione di un decreto-legge; rispettando i requisiti imposti dalla nostra legge fondamentale.

Enrico Letta ed i suoi Ministri non sembrano però disposti a costringere le Camere a porre all'ordine del giorno queste deficienze. Meglio presentare un ddl e confidare nella buona volontà delle forze politiche presenti a Camera e Senato. Un atteggiamento perpetuato e reiterato nel corso delle ultime due legislature. Nemmeno il recente intervento a gamba tesa del Quirinale è stato sufficiente a costringere i partiti ad occuparsi di tribunali e dintorni. Eppure, almeno gli europeisti in servizio permanente dovrebbero essere in piazza a stracciarsi le vesti. Che qualcosa non vada nel verso giusto ce lo ha detto più volte l'Unione europea e, soprattutto, la Corte europea per i diritti dell'uomo. Il tribunale di Strasburgo considera le nostre carceri luoghi in cui si pratica la tortura e si sottopongono i ristretti a pratiche «inumane e degradanti». Parole che dovrebbero pesare come piombo nelle coscienze di chi ha a cuore l'efficienza e l'efficacia del nostro ordinamento giudiziario.

Almeno per questo, entro la fine del prossimo mese di maggio si dovrà trovare una soluzione al sovraffollamento delle carceri. Strutture in cui oggi si trovano oltre settantamila detenuti, cifra di gran lunga superiore alla capienza regolamentare imposta dalla legge. Norme che non possono essere violate proprio da chi è chiamato ad approvarle ed applicarle. Anche perché, proprio come in un'ordinanza con cui si ordina la custodia cautelare per un qualsiasi indagato, si può ormai parlare di “disegno criminoso” o di criminalità “per tendenza”.

Non si possono usare altre parole per uno Stato pienamente cosciente di quello che accade dentro i penitenziari di tutta Italia. Un sistema che – non si sa quanto volutamente – si sta ponendo fuori dalla civiltà giuridica europea. Il “Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti” del Consiglio d'Europa ha recentemente diffuso dei dossier in cui si riassumono i risultati delle ultime visite svolte nelle carceri italiane. Questi rapporti offrono  il polso della percezione che fuori dall’Italia si ha dello stato delle nostre strutture e, più in generale, delle condizioni di detenzione nella maggior parte di queste. Gran parte della visita del 2012 e delle relative raccomandazioni riguardano anche la detenzione nei Cie e nelle celle di sicurezza delle forze dell’ordine.

 

Per i nostri legislatori rimane molto importante leggere questi rapporti, visto che il Comitato che li redige è uno degli snodi fondamentali di quel sistema sovranazionale di protezione dei diritti. La sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti umani che ha motivato il recente messaggio alle Camere del Presidente Napolitano si basa su una giurisprudenza che, proprio dai rilievi del Cpt, deriva la qualificazione del sovraffollamento come un «trattamento inumano e degradante».

Nel 2012, la delegazione del Cpt ha visitato le camere di sicurezza delle questure di Firenze, Messina, Milano, Palermo e Roma, le caserme dei Carabinieri di Messina Gazzi e di Milano Ponte Magenta, gli uffici della Polizia municipale di Milano e Messina, il Cie di Bologna, le carceri di Bari, Firenze, Milano San Vittore, Palermo Ucciardone, Terni e Vicenza, l’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, il servizio di psichiatria di Milazzo e la Comunità terapeutica di Naso (Messina). Denunce di maltrattamenti sono state presentate da parte degli stranieri nell’area milanese e all’ingresso nel Cie di Bologna, ma anche dai detenuti nel carcere di Vicenza. Condizioni degradanti di detenzione dovute alla fatiscenza delle strutture sono state riscontrate nelle camere di sicurezza di Firenze e di Palermo, ma anche nel padiglione maschile del Cie di Bologna e all’Ucciardone. Una situazione limite è stata quella riscontrata a Bari: 11 detenuti in una stanza di 20 mq. Condizioni da bestie allevate in batteria. Singolare, per il Comitato internazionale, la totale assenza di psicologi e il basso livello di qualificazione del personale addetto nell’Opg di Barcellona.

Se l'Esecutivo avesse coraggio e autorevolezza non esiterebbe un attimo nel proporre con decreto-legge l'introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale. Una lacuna che non può essere giustificata in alcun modo. Purtroppo, con tutta probabilità, le innovazioni in tema di esecuzione penale saranno rimandate per colpa della solita propaganda politica di bassa lega. Ci sarà chi parla di “regalo per i delinquenti” e chi si riscoprirà tifoso di indulti ed amnistie solo perché queste possono oggi tornare utili a Berlusconi.

Uno spettacolo indegno che finirà per danneggiare chi è costretto in carcere e chi, più semplicemente, non vuole aspettare otto anni prima di veder riconosciute le proprie ragioni dalla sezione civile di un qualsiasi tribunale italiano. Parlamento e Governo devono fare di tutto perché la formula “giustizia giusta” non sia più percepita come un grottesco ossimoro. Se non sono in grado di farlo possono sicuramente dedicarsi ad altre attività. Stiamo parlando di una delle principali attività dello Stato moderno, non di una delle bagatelle che affollano l'attualità politica. È bene che qualcuno inizi a rendersene conto senza scadere nel becero calcolo utilitaristico.

Matteo Mascia

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