Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Fine 2013: panoramiche a gogò, e via così

Siamo al termine di dicembre e sui media, come al solito, fioccano i cosiddetti bilanci di fine anno. In apparenza il riepilogo sembra complessivo, ma a guardare bene non lo è. E non lo è – non può esserlo – proprio perché si concentra sul 2013: qualcuno potrebbe dire sull’intero 2013, ma in realtà l’aggettivo più calzante è un altro e ha un significato opposto. Quello di cui si offre un riassunto è infatti il solo 2013.

Naturalmente non mancano né alcuni richiami al passato né talune proiezioni sul futuro più o meno immediato, ma la chiave di lettura resta cronologica, anziché strategica. Il sottinteso è che la storia è composta di singole annualità, così come avviene per il campionato di calcio, e che ogni volta si ricomincia. Non proprio daccapo, ma quasi. Invece di riflettere a fondo su ciò che ci ha portati alla situazione attuale, e trarne delle conclusioni definitive sui vizi che affliggono il sistema nel suo insieme, si preferisce guardare avanti.

Restiamo nell’ambito del paragone col calcio, allora. C’è la classica giustificazione/autoassoluzione: il contesto in cui muoversi resta quello che è, visto che affrancarsene non è consentito, e neppure pensabile, a causa delle regole e delle strutture internazionali alle quali ci siamo legati, e sottomessi. Ci sono i limiti oggettivi che ne discendono: la massima possibilità di intervento, e di rivoluzione, si esaurisce nel cambiamento dell’allenatore e di una parte della rosa. Oppure, in casi eccezionali, degli stessi proprietari di una data società.

La trasposizione in ambito politico dovrebbe essere ovvia, ma aggiungiamola lo stesso. L’allenatore del 2012 era stato Mario Monti. Nel 2013 gli è subentrato Enrico Letta. Il quale, almeno per il momento è ancora lì. La novità annunciata, se non per il 2014 certamente per il 2015, è Matteo Renzi. Le squadre dei primi due sono state rinnovate da cima a fondo, e quella del terzo è assai probabile che seguirà la stessa sorte – o lo stesso disegno. Massiccio ricambio dei giocatori, per far credere che il problema sia tutto lì, e sostituzione di chi li guida, per illudere che si giocherà meglio di prima. Molto meglio. Al punto di trasformare l’attuale squadra alquanto disastrata, e pertanto a rischio (addirittura! miodio! non-sia-mai!) di retrocessione o peggio, in una compagine capace di rilanciarsi.

Ai cittadini, manco a dirlo, si chiede di continuare a fare quello che finora hanno fatto egregiamente, ovvero ottusamente: gli spettatori, i tifosi, gli abbonati. In una maniera che è fintamente attiva, ma che in realtà è passiva. A loro uso e consumo, ecco qua le statistiche dell’anno appena trascorso, o di quella sua porzione che serve alla bisogna, accortamente sciorinate in modo tale da accentuare gli aspetti positivi, benché modesti, e minimizzare quelli negativi, ancorché molto più numerosi e consistenti.

Lo avrete già sentito: Enrico Letta punta sulla questione tributaria e gongola via Twitter (dove la brevità è d’obbligo e fa da alibi inevitabile alle sintesi sommarie, e fuorvianti) sostenendo che le «Tasse sulle famiglie nel 2013 son scese e la tendenza continuerà anche nel 2014. Notizia di oggi importante perché si consolidi trend fiducia». In effetti le cose sono molto più complesse, ossia molto meno univoche, e la dichiarazione è al limite del falso. Come riconosce la stessa Cgia di Mestre, che pure rilancia l’interpretazione ottimistica, da un lato il miglioramento riguarda solo alcune tipologie di famiglie e per lo più, specialmente riguardo al prossimo anno, quelle con redditi da lavoro dipendente che fruiranno della riduzione del cuneo fiscale, mentre dall’altro dipende in massimo grado dalla semi scomparsa dell’Imu. Non appena il parallelo si faccia con il 2011, quando la stessa Imu non c’era, i risultati (o i “trend”, come direbbe Letta) appaiono ribaltati.  

Appunto: se invece dei confronti anno per anno si effettuano delle analisi pluriennali, e possibilmente abbastanza ampie da cogliere le vere linee di sviluppo dell’offensiva neoliberista che si va sviluppando da tre decenni abbondanti e che si è intensificata dal 2008 in poi, si capisce benissimo che le cose sono drasticamente peggiorate e che, al di là di sporadici recuperi in questo o quel settore, continueranno a farlo. Il che, secondo logica, dovrebbe portare dritti alle domande fondamentali: è tutto casuale oppure no? Chi se ne sta avvantaggiando? Le oligarchie finanziarie o la generalità della popolazione? E come mai i partiti, i sindacati, e le altre organizzazioni democratiche, non solo non fermano quegli attacchi sistematici ma neppure li denunciano come tali?

Troppo complicato, evidentemente. Meglio focalizzarsi sul 2013 e cavarsela così. Un altro contenitore che si ha fretta di sigillare. Un ennesimo faldone che va chiuso e riposto in archivio, anche se l’archivio ha l’aspetto di uno scaffale che resta sotto i nostri occhi.

A portata di mano, in teoria. Ignorato, di fatto.

Federico Zamboni

Londra über alles?

Lo stato delle cose, in Cina e qui da noi