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Sfiduciati e disoccupati

La fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie. Così recitava una pubblicità televisiva degli anni sessanta. Giorni fa, uno dei tanti istituti europei, i cui dirigenti devono giustificare le laute retribuzioni che incamerano, ci annunciava trionfalmente che in Italia, come nell’Unione, sta aumentando il clima di fiducia nel futuro da parte dei cittadini e delle imprese. Il presente sarà insomma pure nero ma il futuro è invece roseo. Su quali dati questi cialtroni basino le loro affermazioni non è dato sapere. Ma è la realtà dei fatti a smentirli. 

L’economia italiana ed europea è di fatto ferma. Il minimo di ripresa che si intravede è dato infatti dall’aumento delle esportazioni verso le solite economie rampanti dell’Estremo Oriente, Cina e Corea in testa. Ma sul piano interno è notte fonda. Le imprese continuano a chiudere, la disoccupazione aumenta e i cittadini avvertono perfettamente che ancora per molto tempo non ci sarà una inversione di tendenza. Di soldi in giro ce ne sono sempre di meno a causa del livello misero raggiunto dalle retribuzioni e dalle pensioni. Così la domanda interna di beni e di servizi continua a scendere. L’unica soddisfazione è che l’inflazione si è fermata ma questo succede soltanto perché i commercianti, almeno alcuni, hanno deciso di non riversare sui prezzi di vendita l’aumento dell’Iva al 22%. Il ragionamento fatto è che già la domanda è bassa e che di conseguenza non conviene a nessuno farla precipitare. All’interno di questo scenario che definire tragico è fin troppo facile, si inseriscono i dati più recenti sulla disoccupazione che in Italia, lo ha certificato l’Istat, ha raggiunto ormai il 12,5%. 

È il massimo picco raggiunto dal lontano 1977 che scontava gli effetti di lungo corso della crisi petrolifera seguita alla guerra del Kippur del 1973. Altro record storico negativo è quello raggiunto dalla disoccupazione giovanile, ormai arrivata al 41,2%. Gli italiani senza lavoro sono 3 milioni e 189 mila e in più di un milione hanno meno di 30 anni. Rispetto all’ottobre dell’anno scorso vi è stato un aumento del 9,9%. Non sappiamo se si tratti invece del 10% e se qualcuno abbia voluto togliere uno 0,1% per fare meno impressione. 

L’aspetto più impressionante, che comunque risultava anche dai precedenti rapporti Istat, è che continua ad aumentare il numero degli scoraggiati. Quelli che, anziani e giovani che siano, non cercano più lavoro perché vi hanno semplicemente rinunciato, convinti dai tanti rifiuti ricevuti che in Italia trovare una occupazione stabile sia diventata una chimera.  Una deriva che penalizza soprattutto i giovani che devono scontare sulla propria pelle l’idea diffusa nelle imprese, molto spesso in verità pure motivata, che la scuola e l’università italiane non offrano una preparazione ed una formazione di base sufficienti. 

Visto tutto questo tracollo del nostro tessuto sociale, è incredibile come ci possa essere ancora qualcuno che si permetta di parlare di un clima di fiducia. Insomma: di cosa parla? E soprattutto, dove vive?

Irene Sabeni

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