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Arrembaggio all'Italia. Aziende in svendita

"Industry" - Daryl Walter (1998)Le aziende italiane, e comunque quelle più importanti, sono dunque nel mirino. Ma attenzione, non solo della Procura, quanto di qualche potere ancora più forte. La cosa è evidente, almeno la prima. Eppure il fatto che in rapida successione siano state fortemente attenzionate sia l'Ilva, sia l'Eni e ora anche Finmeccanica solleva più di qualche suggestione. Le ipotesi al vaglio non sono poi molte, tra quelle da fare, e una in particolare va peraltro esattamente d'accordo con l'intento niente affatto mascherato di far finire ulteriori pezzi di Stato nelle grinfie della speculazione internazionale. O, se preferite, di quei gruppi economici che non aspettano altro che gettarsi a fauci spalancate su quello che resta del nostro Paese.

Chiariamoci subito: che la procura debba andare fino in fondo nello scoprire eventuali (eventuali?) crimini all'interno di aziende così importanti anche dal punto di vista finanziario è cosa sacrosanta. Ma che questa attenzione arrivi proprio in un momento topico, per la sovranità del nostro Stato, è più che un indizio. Anzi, come scrive Maurizio Blodet, "è una prova".

Orsi di Finmeccanica è stato arrestato. Scaroni dell'Eni è indagato ed è probabile, visti i capi di accusa per entrambe le situazioni, che ciò che si scoprirà sarà addirittura peggio di quanto ipotizzato. E poco tempo addietro si è aperta la voragine sull'Ilva per una cosa che sapevano anche i muri ma che rimaneva dormiente da decenni.

Allo stesso tempo, Draghi non perde occasione per ribadire che i governi devono finire i lavori in corso. E allo stesso fa eco Olli Rehn, della Commissione europea, che "consentirà" uno sforamento dai termini stabiliti per il pareggio di bilancio (irraggiungibile) "a patto" che i Peesi varino tutte le misure richieste. Per quello che ci riguarda significa né più né meno che l'agenda di Mario Monti che ha, come completamento delle voci, da spuntare praticamente solo quella relativa ai beni e alle aziende pubbliche da svendere. Appunto. Quale momento migliore per far scoppiare bubboni all'interno di grandi aziende che non in un frangente in cui il nostro governo è sedevacante?

E quale situazione migliore per aprire la strada, non appena Monti sarà stato messo nuovamente in grado di agire, ai processi di svendita di ciò che sino a qualche decennio addietro, prima dell'operato del (dis)onorevole Prodi e di Draghi che iniziarono a demolire il tutto, era parte della ricchezza del nostro Paese?

Ribadiamo: che la corruzione sia dilagante in ogni ordine e grado del nostro Stato e delle grandi aziende che una volta ne erano fiore all'occhiello è fuori discussione. Ma la strada che ci verrà imposta, anche se "venduta" come unica possibile - "ce lo chiede l'Europa" e poi "il privato funziona meglio del pubblico" - sia quella di privatizzare definitivamente tutto, è una vergogna. Anzi, un crimine.

Scrive Blondet:

Sembra quasi che sia tornato nelle nostre acque il Britannia, lo yacht della Regina: era il 2 giugno 1992, e il panfilo regale, strapieno di banchieri della City, imbarcò a Civitavecchia alcuni personaggi fra cui un impiegato pubblico, di nome Mario Draghi. Poi prese il largo e, in acque internazionali e a bordo – per citare lo EIR, il solo che rivelò il fatto mesi dopo – «si discusse come “finanziarizzare” il sistema economico italiano, cioè trasformarlo in un sistema in cui la finanza avrebbe preso il sopravvento sull'industria e sulla politica, facendo leva sulle privatizzazioni». Il dipendente Draghi «tenne un discorso a quella riunione, in cui disse esplicitamente che il principale ostacolo ad una “riforma” del sistema finanziario in Italia era rappresentato dal sistema politico. Guarda caso, dopo la crociera sul Britannia partì l’attacco speculativo contro la lira e l’uragano di Mani Pulite che proprio quel sistema politico abbatté. Negli anni successivi, Draghi fu il regista di tutte le privatizzazioni, che hanno trasformato il panorama economico italiano in modo molto simile a quello pre-1936, con un fitto intreccio tra banche e imprese monopoliste in mano a vecchie e nuove famiglie oligarchiche».

Quando Draghi, coi voti di Berlusconi e delle sinistre unite, fu innalzato a Bankitalia, lo EIR profetizzò: «C’è da prevedere che con Draghi in via Nazionale ci sarà il disco verde per una nuova avanzata delle banche internazionali e dei fondi speculativi in Italia, alla caccia di imprese da fagocitare e dei 140 miliardi di risparmio nazionale, oltre che del bottino rappresentato dalla privatizzazione delle pensioni, obiettivo di sempre del potere sinarchista di cui Mr. Britannia rappresenta uno dei più fidati “assets”». Figuratevi oggi che Draghi, dopo un proficuo passaggio a Goldman Sachs, è stato elevato alla BCE: banca che sta distruggendo appunto tutte le industrie italiane rifiutandosi di svalutare l’euro nonostante dollaro, yen, monete varie di emergenti, siano svalutate a tutto spiano.

Blondet si spinge anche a ipotizzare un intento preciso, e manovrato da agenti esterni (Usa in primis) della nostra Magistratura in tutte queste operazioni di fatto congiunte. E non è il solo, visto che persino Dagospia scrive, letteralmente:

Per chi lavorano i giudici italiani? Di chi eseguono gli ordini di «far saltare prima delle elezioni i vertici delle grandi società come Eni, Saipem e Finmeccanica che rappresentano le ultime roccaforti dell'industria italiana»? E  Dagospia si risponde: «Qualcuno arriva a dire che l’arresto del manager e del capo di Agusta Westland, Bruno Spagnolini, sarebbe il segnale che dagli Stati Uniti, veri padroni di casa in Italia, hanno dato l’ordine». E dà importanza al viaggio che il presidente Napolitano sta per fare in America: «Solo lui potrà capire che cosa ha in mente l’establishment d’Oltreoceano perché la somma degli scandali delle ultime settimane sembra ripetere il copione di Tangentopoli che secondo molti analisti sarebbe stato scritto nei palazzi della finanza e della politica Usa».

Al di là di opinioni personali soprattutto su questa ultima parte, una cosa è scritta nella pietra: lo Stato italiano sarà ulteriormente smantellato pezzo a pezzo. E tutto finirà nelle solite tasche, vedrete.

Per questo non servono suggestioni né prove. Basta attendere.

ANDATE E CORROMPETEVI TUTTI

Produzione industriale ridotta del 30%. Tra due-tre anni si arriverà a -50%