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Scusa Silvio, l’80 per cento di cosa?

Di solito non vale la pena di occuparsene, delle balle di Berlusconi. Visto che le scodella a getto continuo, specialmente in campagna elettorale, e visto che in genere si commentano da sé, meglio dedicarsi ad altro e lasciare che ognuno se la sbrogli da solo: le prove a carico sono praticamente infinite e la pubblicistica che le indica-sottolinea-denuncia è a sua volta smisurata, anche se non di rado in malafede.

Nel caso specifico, però, si può fare un’eccezione. Per due motivi. Il primo è che la bugia di turno non appare palesemente tale, come ad esempio i leggendari due milioni di posti di lavoro, in quanto si basa sulla distorsione di una notizia autentica; il secondo è che, finora, mancava una smentita precisa, e in qualche modo ufficiale, che ristabilisse la differenza tra la versione addomesticata e quella corretta.

Rapidissimo riepilogo. Nelle ultime settimane Berlusconi è andato ripetendo, e strombazzando, che uno studio realizzato dall’Università di Siena (che essendo di Siena è appunto finanziata anche dal Monte dei Paschi e, quindi, da ritenersi evidentemente di sinistra) aveva riconosciuto al suo governo di aver portato a termine la massima parte degli impegni indicati nel programma. Con un riscontro addirittura superiore all’ottanta per cento.

Ieri sera, invece, è finalmente arrivata la rettifica. Ai microfoni della Zanzara, il programma trash che viene condotto da Giuseppe Cruciani su Radio24 e che ha l’unico merito, occasionale e quasi involontario, di rimestare a tal punto il gossip politico da far emergere anche qualche brandello di verità, è intervenuto Maurizio Cotta, che è uno dei professori che hanno partecipato al suddetto studio.

Sia pure con qualche cautela di troppo, forse dettata dall’essere stato, per sua stessa ammissione, fra gli elettori del PdL, alla fine il docente ha chiarito gli effettivi termini di quell’esito all’apparenza così brillante. Ciò che è stato misurato non è affatto il grado di realizzazione degli obiettivi indicati agli elettori per aggiudicarsene il consenso, bensì il rapporto tra ciò che si era detto di voler fare e i disegni di legge che si sono presentati in Parlamento.

La differenza, come si vede, è enorme. Ed è la stessa, naturalmente, che passa tra delle previsioni teoriche, sia pure formalizzate e sottoposte al giudizio delle Camere, e dei risultati concreti. Per usare dei riferimenti imprenditoriali, che dovrebbero essere i preferiti da Berlusconi, si potrebbe dire che il disegno di legge è l’equivalente del progetto aziendale perseguito, o accarezzato, da chi lo elabora, ma che di per sé è nulla di più di un’ipotesi. Una specie di brochure in attesa di verifica: se va bene imperniata su una progettazione degna di tal nome, quand’anche presuntuosa come quella del Titanic; se va male – e il dubbio è più che verosimile, considerato il livello non esattamente eccelso delle stesse leggi che completano l’iter e che vengono promulgate – imbastita alla meno peggio su qualcosa che non reggerà nemmeno lontanamente alla prova dei fatti.

Inoltre, a completare la mistificazione di “Padron Silvio”, c’è un altro dettaglio interessante. L’analisi dell’Università di Siena non si riferisce all’ultimo governo, dove il rapporto in esame scende a poco più del 40 per cento, ma a quello precedente. Si dirà: perché nel 2011 la permanenza a Palazzo Chigi si è chiusa anzitempo, e perché la super maggioranza del centrodestra si era già sbriciolata strada facendo.

D’accordo, ma bastava precisarlo. Roba di un secondo, cioè ancora meno di quanto gli ci è voluto per sbertucciare Oscar Giannino per essersi inventato un master in economia alla Chicago Booth, o per sparare a zero su Beppe Grillo, «fenomeno da baraccone», e sul suo rifiuto a comparire in tivù.

 

Un oceano sempre meno “Pacifico”

Vendita La7: tanto rumore per nulla. Altro che "informazione libera"...