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Siria. Dai ribelli ultimatum a Hezbollah

I responsabili dell’Esercito Libero Siriano (ELS) hanno lanciato ieri un ultimatum di 48 ore ad Hezbollah che, secondo loro, starebbe abusando «della sovranità libanese per bombardare il territorio siriano e le posizioni dell’ELS»: qualora queste attività non cesseranno l’organizzazione dovrà subire le rappresaglie degli insorti.

Oltre ai bombardamenti, che proverrebbero dalla valle della Bekaa, si registrano numerosi incidenti di frontiera, nell’ultimo dei quali sono caduti un Hezbollah e cinque insorti. Incidenti che stanno portando la tensione alle stelle fra la “Siria controllata dai ribelli” e il “Libano controllato da Hezbollah”, con l’evidente rischio di una internazionalizzazione della crisi ed una esportazione della guerra civile nel Libano.

Il governo di Beirut, sunnita, è infatti schierato a favore dei ribelli, ma il potente partito Hezbollah, sciita, sostiene fattivamente Assad, anche se nega di aver mai inviato combattenti in Siria a difesa del regime. Un’eventuale azione armata degli insorti sul territorio libanese potrebbe essere la scintilla in grado di scatenare una reazione a catena con effetti deleteri su un paese sempre in bilico sulla guerra civile, fino a innescare un vero e proprio conflitto regionale in grado di estendersi a macchia d’olio anche oltre lo scenario mediorientale.

La minaccia dell’ELS, diviso fra falchi fondamentalisti e colombe disposte al negoziato, potrebbe essere una mina deliberatamente posta a scardinare gli attuali tentativi che, col sostegno russo e dell’ONU, stanno cercando di portare le parti in conflitto al tavolo di pace. Una pace che evidentemente c’è chi cerca a tutti costi di scongiurare.

(fm)

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