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La Russia guarda all’America Latina. E non solo

In questi giorni e fino a oggi il primo ministro russo Dmitrij Medvedev è in visita in Brasile e a Cuba. Non si tratta di una visita di piacere, né di quegli incontri fatti col solo sfondo delle elezioni incombenti, come quello tra Napolitano e Obama. Né, tantomeno, di un giro con implicazioni meramente politiche, nel senso più farraginoso del termine. L'oggetto del discutere, al contrario, è quello che fa più paura a chi non è stato "invitato alla festa": accordi economico-commerciali.

L'America Latina, su cui l’informazione dei grandi media continua a essere alquanto distratta, è il centro di una rivoluzione senza pari contro quelle stesse oligarchie, di matrice innanzitutto statunitense, che noi in Italia serviamo e riveriamo. Una riscossa difficilissima e tuttora irta di incognite che però ha capito come l’obiettivo fondamentale sia l’autonomia economica, per scardinare il predominio che induce quelle oligarchie a sentirsi invincibili. 

Venezuela, Bolivia, Brasile, Ecuador, Argentina: l'America Latina si è stancata di starsene buona e subire in silenzio. E non ha nessuna intenzione di tornare sotto l'egida statunitense, che per troppo tempo ha significato essere vessati in ogni modo. La teoria, quindi, si trasforma in pratica. “Osando” procedere alla nazionalizzazione delle imprese strategiche nei comparti che fanno più gola, come l'energia e le materie prime. E permettendosi di investire sull'educazione e la salute di quei cittadini che invece, nella perversa tradizione dello sfruttamento liberista, costituiscono il bacino inesauribile in cui drenare tasse e lavoro sottopagato, a vantaggio delle economie più "avanzate" del pianeta.

Ecco perciò, dopo i decenni e decenni di egemonia da parte delle corporation occidentali, che la nuova regola è stringere patti economici con altri partner, più o meno invisi a Washington: l'Iran, la Russia, la Cina. 

In particolare Brasile e Cuba – dove Medvedev sta gettando le basi per una collaborazione che offra alla Russia opportunità soprattutto nel campo delle risorse, dell'energia, dei trasporti e delle vie di comunicazione nell’America Latina –  hanno un ruolo fondamentale per l'economia di tutta l’area. Una valorizzazione che riguarda specialmente Cuba, la cui posizione geografica, e geopolitica, ha un potenziale di sviluppo che finora è rimasto conculcato dall’ostilità politica, e dall’embargo commerciale, degli USA.

Ad attenuare un po’ il quadretto idilliaco, e a ricordarci che non si tratta di una fiaba dei buoni contro i cattivi, ci sono anche i risvolti meno rassicuranti. Da un lato  quello degli armamenti, anche se è comprensibile la volontà di difesa dei Paesi latini, con l'accordo del valore di 1,5 miliardi di dollari che sarebbe in via di definizione e che verte sulla fornitura dei complessi missilistici antiaerei e portatili terra-aria tra Russia e Brasile; dall’altro, le prospettive di collaborazione per quanto riguarda l’energia atomica, destinata a uso civile e spaziale, che al momento sono solo voci di corridoio ma che restano allarmanti, essendo l'energia atomica oltre che pericolosa sostanzialmente antieconomica.

Quello che comunque va sottolineato, oltre alla disponibilità dell'America Latina a trattare con alcuni Paesi piuttosto che con altri, è il dinamismo della Russia in questa fase di ristagno dell’Europa e degli Stati Uniti. Mosca, infatti, sta cercando di espandere il suo raggio di azione ai Paesi asiatici che si affacciano sull’oceano Pacifico e all’Africa. E sarà interessante vedere come tutte queste iniziative, alla fine, confluiranno in un unico quadro. 

Sara Santolini

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