Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Tutto è disordine sotto il cielo, quindi la situazione è propizia

Tutto ciò che destabilizza il sistema è bene.

La crisi economica, pur con tutte le sofferenze che porta con sé, per chi non tema di attraversare le strettoie inevitabili in ogni vera svolta storica, è bene.

Nella sfera politica, anche un rito falso come le elezioni è un bene se contribuisce a introdurre elementi di instabilità nella palude mefitica del conservatorismo. L’esito del voto questa volta è stato destabilizzante, quindi va salutato come un evento fausto.

È stato destabilizzante non per il modesto aumento delle astensioni, che non avrebbero preoccupato minimamente i poteri nemmeno se fossero state molto più consistenti, ma per il successo di M5s.

Le istituzioni europee, i Mercati, gli americani, avevano puntato tutto su un risultato che configurasse una coalizione di governo fra Bersani e Monti. Sarebbe stato il conservatorismo puro. Cinquestelle è stato il sasso, anzi il macigno, che ha sconvolto la calma piatta della palude impedendo la realizzazione dello scenario che era stato predisposto. Il suo successo potrà incoraggiare anche i movimenti che in Europa si sottraggono alla gabbia della liberal-social-democrazia.

L’effetto più destabilizzante sarà sul PD, il vero pilastro del conservatorismo politico in Italia, il vero ostacolo che va rimosso se si vogliono cambiare le cose. Infatti il PDL si sfalda senza Berlusconi, e Berlusconi è un vecchio che uscirà presto di scena. L’insuccesso di Bersani apre le porte a Renzi, che è stato molto abile a comportarsi lealmente con l’avversario interno di ieri, in attesa della sua sconfitta che gli avrebbe offerto la direzione del partito sul classico piatto d’argento. Ma il rottamatore alla testa del PD provocherebbe tali malumori nell’apparato e in molti militanti, quelli ancora convinti che il PD sia un partito antisistema, da far rischiare una scissione che metterebbe finalmente in moto tutto il panorama politico.

La prospettiva appena enunciata potrebbe trarre vigore da considerazioni di ordine generazionale.

Siamo in presenza di un conflitto di genere, anche drammatico come dimostra il fenomeno del femminicidio, piaccia o non piaccia il termine, mentre il conflitto generazionale sembra sopito.

Invece potrebbe esplodere anche questa contraddizione, fra le tante.

Oggi una fetta troppo grande del reddito nazionale viene destinata agli anziani. Fra pensioni, assegni di invalidità, assistenza pubblica e sanitaria, i vecchi godono di una relativa sicurezza che è negata ai giovani. Troppe risorse sono dirette alle generazioni più anziane e sottratte ai giovani. Il conflitto non è ancora emerso perché molti giovani vivono coi risparmi di mammà e papà, e anche di nonni e zii; inoltre in famiglia i ragazzi godono di una libertà che è un portato della svolta nel costume introdotta dal ’68 e dintorni.

Questa situazione non sarà eterna. Le risorse dei vecchi si assottigliano, i loro risparmi non potranno supplire a lungo alla mancanza di reddito delle generazioni nuove.

Riflessioni di carattere generazionale possono essere fatte anche a proposito di queste elezioni.

Berlusconi si rivolge essenzialmente a un elettorato anziano, quello preoccupato per l’IMU, quello che passa gran parte della giornata e delle serate davanti alla TV.

Anche la parte del PD che si riconosce in Bersani è un elettorato anziano, legato a vecchi schemi e a un sindacalismo che protegge gli occupati e i pensionati, non i giovani in cerca di lavoro.

Il mondo giovanile è rappresentato da M5s e, nel PD, dal renzismo.

Il rottamatore giovanilista Renzi sarà probabilmente la carta da giocare nel prossimo futuro per i poteri della conservazione camuffata da finto rinnovamento. Sarà lui il nuovo Berlusconi, l’antagonista di quell’altra forza giovanile, più innovativa e più aperta a possibili agganci con movimenti continentali, che va delineandosi in Cinquestelle.

Sempre che la corrente ora impetuosamente fluida del grillismo non si impantani fra i meandri della palude.

Luciano Fuschini

Noi Nel Mezzo del 26/02/2013 - Speciale Elezioni

Massimo Fini: commento ai risultati elettorali