Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Ieri, 24 anni fa, il "Caracazo" venezuelano che diede il via alla rivoluzione

27 febbraio 1989 - La rivolta venezuelanaDa fuori o da dentro il sistema? Come cambiare le cose? È uno dei dibattiti più accesi all'interno delle comunità che si confrontano nell'evidenza di dover fare qualcosa, e di radicale, per sovvertire le attuali tecnocrazia e partitocrazia che soffocano i popoli. Se il MoVimento di Grillo ha dato parzialmente risposta a questo quesito, o in ogni caso si è mosso con la seconda ipotesi e ora ha l'onere di dimostrare la fondatezza e l'efficacia della sua scelta, il tema non è comunque affatto esaurito.

Uno dei punti cardine risiede, per chi coltiva speranze di rivolta, o in ogni caso sa che senza una vera e propria mossa di questo tipo nulla possa cambiare, prendere in considerazione la storia. Quella storia troppo spesso trascurata, o per nulla conosciuta, che invece è in grado se non altro di smentire quanti sono arciconvinti che l'unico modo di incidere sia quello di andare a votare.

Ieri si è commemorato il 24esimo anniversario della grande ribellione popolare del 27 febbraio 1989 in Venezuela. Atto di principio, sanguinoso e cruento, che portò poi, anni dopo, Hugo Chavez a essere eletto in una regolare tornata elettorale. 

Ce lo ricorda dal punto di vista storico la giornalista Alessia Lai, citando dei fatti di allora che in buona misura già accadono oggi in alcuni Paesi d'Europa oppure che sembrano sull'orlo di accadere. La storia del "Caracazo" venezuelano è esemplare, e la rivolta spontanea di quel popolo di allora è stata la prima pietra per costruire la rivoluzione bolivariana sociale che ora avvolge quel Paese.

Tutto scoppiò quando il popolo venezuelano era quasi allo stremo delle forze. Stava subendo l'applicazione delle politiche economiche che chiedevano la diminuzione degli investimenti sociali, la privatizzazione delle imprese pubbliche e l'aumento del costo degli alimenti. Ricorda qualche scenario attuale che conosciamo?

Era la formula economica annunciata e voluta dall’allora presidente Carlos Andrés Pérez in cambio di un prestito di cinque miliardi di dollari da parte dell’FMI. Il suo “paquetazo económico”, subordinato agli interessi e al volere della finanza internazionale. Un provvedimento che causò la liberalizzazione dei prezzi e dei tassi d’interesse, con la conseguenza dell’aumento del prezzo del carburante e dei costi dei servizi pubblici. Vennero anche eliminati i sussidi alla popolazione. L’economia ebbe una contrazione dell’8,1%, l’inflazione arrivò al 84,5%. Il 62 per cento della popolazione si trovò sotto la soglia della povertà, il 30% dei venezuelani viveva nella povertà assoluta. Il risultato di questo massacro sociale fu la riduzione del debito pubblico del 9,9 per cento. Un’inezia a confronto delle condizioni nelle quali venne precipitato il Paese. L’applicazione di queste drastiche misure di austerità portò a una rivolta popolare che sfociò in saccheggi e proteste di strada. La risposta fu una brutale repressione da parte dello Stato, che mandò i militari nelle strade coi carri armati, provocando almeno duemila morti e desaparecidos secondo i dati delle organizzazioni umanitarie. Una situazione che favorì l’entrata in campo di Hugo Chávez, che da militare tento, nel 1992, un colpo di Stato contro Carlos Andres Perez. Il tentativo fallì, ma il futuro presidente chiese due minuti in televisione per parlare: “Per favore, tutti i militari tornino a casa, io sono l’unico responsabile, i nostri obiettivi non sono stati raggiunti… per ora”. Chávez si assunse la responsabilità di quel che era accaduto, venne arrestato e messo in galera. Una volta graziato (si pensava, con ogni probabilità, che potesse essere il tipico militare latinoamericano da mettere al servizio dei poteri forti) partecipò – dopo una campagna “porta a porta” - alle elezioni del 1998, che vinse con una grandissima maggioranza. La dimostrazione che i poteri forti travisarono la sua vera essenza fu il golpe del 2002, con quegli stessi poteri che cercarono di esautorarlo una volta compresa la sua in gestibilità. 

La situazione del Venezuela oggi è - o dovrebbe essere - nota, malgrado la costante disinformazione al riguardo che arriva dalle nostre parti. Ne abbiamo parlato, tra le altre volte, non troppo tempo addietro proprio con Alessia Lai, in questa intervista.

«MALEDETTI VOI, GIUDICI PRO THYSSEN»

Prepariamoci alle contromisure dell'Europa delle Banche