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Sanzioni UE in vista contro Israele?

Un rapporto interno dell’Unione Europea ha fermamente condannato la politica di colonizzazione israeliana dei territori palestinesi, con particolare riferimento a Gerusalemme, considerandola «sistematica, deliberata  e provocatoria» e mirata alla realizzazione di una strategia che punta a «rendere impossibile per Gerusalemme di diventar ela capitale di due Stati».

Oltre alla condanna, questa volta, c’è di più: nel rapporto viene raccomandato di prendere provvedimenti sanzionatori contro Israele, come «prevenire e scoraggiare» che si facciano affari con «società che operano nei territori contesi». Dovrebbero, inoltre, essere messe in atto misure tali da impedire a chi opera nei Territori di profittare delle “tariffe preferenziali” e da assicurare al consumatore una chiara informazione sulla provenienza dei prodotti, così da permettergli una «scelta informata». Un vincolo di etichettatura, quest’ultimo, da sempre fortemente osteggiato perché renderebbe possibili boicottaggi, cioè sanzioni economiche popolari capaci di sostituirsi ai vergognosi silenzi degli Stati.

Nel rapporto viene anche raccomandata una «più stretta supervisione» su ricerca tecnologica e aiuti allo sviluppo, per impedire che «finanziamenti alla ricerca, borse di studio o altri investimenti tecnologici possano favorire la colonizzazione, sia direttamente che indirettamente» o che possano pervenire ad agenzie operanti nei territori.

Altre volte la UE aveva lanciato generiche condanne all’espansionismo sionista, ma questa sembra essere la volta che, dalle parole di circostanza, si passi ai fatti, in osservanza alle condanne ONU per la violazione dei diritti umani nei territori. Anche se non venissero applicate sanzioni, il rapporto non è vincolante, è stato compiuto un altro importante passo verso l’isolamento internazionale di Israele, ma questo non è sintomo di antiebraismo: sarebbe la semplice e dovuta reazione alle politiche di pulizia etnica messe in atto dal governo israeliano.

Alla luce di questo rapporto l’Unione Europea recupera un minimo di senso e dignità, ma ora bisogna vedere quanto saprà dar seguito alle raccomandazioni in esso contenute. Qualcuno, a Washington o Wall Street, potrebbe non gradire.

(fm)

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