Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Gli Stati Uniti con il cappio al collo


Usa: una società che sta dando dei segni di cedimento non solo economico, ma sociale

Secondo me c'è un disagio profondo che riguarda gli Stati Uniti certamente, ma riguarda anche il resto del mondo occidentale. Gli Usa più di altri Paesi: lì 599 cittadini su 1000 fanno uso abituale di psicofarmaci - e non parlo di droga, che poi c'è anche la droga - quindi oltre la metà delle persone non si trova bene nella pelle in cui vive, nella società in cui vive. C'è un disagio esistenziale profondo, è una società in cui ci sono enormi ricchezze e circa trentasei milioni di poveri, e non secondo i dati statunitensi sulla povertà, ma in senso assoluto: parlo di clochard, barboni. E questa situazione dipende anche dal fatto di dover fare una fatica continua per essere all'altezza della prestazione. E per il disagio di dover rimanere a galla o addirittura fare fortuna che poi ci sono episodi, come quelli delle cronache recenti, che sono solo la punta dell'iceberg di un modello in cui la gente perde improvvisamente il controllo. Del resto, la storia recente di quell'hacker, Swartz, che era un genio del web, dice che ci siamo inseriti, e gli Stati Uniti in primo luogo, in una sorta di circolo vizioso che è a sfavore dell'uomo, come essere umano in quanto tale, povero o ricco che sia, beninteso: anzi forse la cosa riguarda più il ricco che il povero, ma insomma tutti gli strati sociali. 

Demerito della società individualista?

Per la verità gli Usa sono sempre stati un Paese individualista, dove vige il mito "dall'ago al milione". Nel tempo questo individualismo, con questa capacità di creare comunità dove ognuno è solo con se stesso, evidentemente non funziona. Porta anomia, suicidi, solitudini. È una conseguenza inevitabile, tanto è vero che si salvano solo le comunità che in qualche modo si sono chiuse in se stesse, come gli Amish e altre, isolatesi apposta per non subire questa violenza della competizione.

Molti si stanno accorgendo che l'american dream è irraggiungibile

Certamente. La crisi economica naturalmente poi ha accentuato questa sensazione, e colpisce il vastissimo ceto medio americano, ma non è che non ci fosse anche prima. La novità è che adesso esplode in forme estremamente violente, ma anche se noi eliminassimo gli episodi di violenza e le stragi, le uccisioni di bambini per intenderci, il disagio rimarrebbe lo stesso. Adesso esplode in fatti emblematici, ma il disagio c'era anche prima.

Assunto implicito della società: vivi una vita grama ma almeno accedi al consumo. Ma ora neanche più a quello, allora?

Il discorso non riguarda solo gli Usa ma tutto l'Occidente, anche se in altri posti trovi che la percentuale di suicidi è infinitamente minore. A meno che non arrivi il nostro modello, naturalmente. Una notizia mi colpì anni addietro: c'era stato un picco di suicidi nelle isole Samoa, e allora mi chiesi, come è possibile? Ecco, il fatto è che lì erano arrivati "i nostri", perché avevano scoperto risorse sulle quali gettarsi, e avevano stravolto la società del luogo, disgregandola e assimilandola.

Cronache dagli Usa: prima di suicidarsi, gli squilibrati commettono omicidi. Quasi un rito?

È chiaro che uccidere altre persone, in un modo assurdo che non ha logica, ti dà la forza poi di suicidarti. Fai una cosa talmente grave che poi ti autopunisci con il suicidio. Probabilmente pensato prima di compiere il fatto, certo, ma che l'uccidere altre persone poi facilita. A quanti di noi - chiaro, tra pensare e fare c'è di mezzo parecchio - ma a quanti di noi non è mai venuto in mente di scendere per strada e sparare al primo che capita? Credo che se siamo onesti con noi stessi non possiamo che ammetterlo, certo poi non lo facciamo ma è un senso di impotenza che provoca queste cose, di impotenza di fronte a una società che ci schiaccia in modo inesorabile e in cui noi non abbiamo nessuna parte. Siamo il nulla e allora per dimostrare di non esserlo, qualcuno entra in azione.

E il tipo di risposta che gli Usa danno al fenomeno armi, per esempio di incrementare la vendita di giubbotti antiproiettile, zainetti rinforzati e anche la proposta di dotare gli insegnanti di una pistola?

Questo sta nella logica americana, logica del vecchio Far West, le armi servono per difendersi da chi a sua volta ha delle armi. Non mi stupisce. La corsa ad armarsi dipende dal fatto che potrebbero essere inseriti dei limiti all'acquisto di armi da guerra, ma le stragi si possono fare anche con una semplice pistola.

A livello generale, è un impero in piena decadenza?

Tutto lo dimostra, basta pensare che adesso per risolvere il problema dell'enorme debito non trovano di meglio da fare che aumentare il tetto di tale debito per legge. Un po' come il calmiere del pane di manzoniana memoria. Se tu aumenti il tetto non risolvi il problema, verrà il momento in cui di questo debito verrà chiesto conto. E lì si apriranno scenari ignoti, tipo quello della Cina, che essendo un grande finanziatore degli Usa, se richiedesse indietro i propri soldi farebbe rischiare una guerra mondiale.

Inoltre, non solo la Fed stampa moneta sino a quanta ne serve, ma ora c'è anche la proposta grottesca di ricorrere a coniare monete di platino in modo da coprire il debito: ora, per quanto di platino, quelle monete non valgono assolutamente nulla. È un trucco da bar di periferia.

In politica estera come sono messi?

Prendono schiaffi ovunque. Però quello degli Usa è un contagio. Ora sono parecchi giorni che la Francia sta attaccando il Mali del Nord perché ha avuto il torto di essere islamico, e alleato con i tuareg. Ecco, ora viene attaccato con il pretesto che sono terroristi: come si fa a considerare tale una intera etnia? Questa cosa del resto è stata avallata dall'Onu ma, continuando di questo passo, come hanno detto i combattenti islamici, sfocerà nella esportazione, e questa volta per davvero, del terrorismo da ogni parte. Il discorso è molto logico: se voi ci dichiarate guerra nelle nostre città allora noi porteremo la guerra nelle vostre. E siccome non è difficile far saltare un grande magazzino prima o poi le città europee ne saranno colpite. È insomma una situazione che eccita il terrorismo, ed è la conseguenza della cosiddetta guerra asimmetrica: portando questa aggressività a qualunque popolo o Paese che non sia allineato ai voleri dell'Occidente esso diventa, per questo, un Paese terrorista. 

Espansione per le risorse

D'accordo, ma il fatto che si giustifichino queste guerre con motivazioni ideologiche le rende ancora più sinistre: torna in mente il libro di Céline, “Viaggio al termine della notte”, dove con il pretesto della nazione, in Francia, si mandano a morire come carne da macello tanti ragazzi francesi. Ecco per il momento si rischia molto di meno - al di là del fatto che giorni addietro si è aperto un caso perché un soldato francese era morto in Mali - ma continuando di questo passo davvero si aprirà sul serio la strada al terrorismo. E non parlo di Al Qaeda, ma in senso generale: questi, trovandosi di fronte a un armamento tecnologicamente superiore non hanno altro modo per rispondere. Con i droni comandati da 10 mila kilometri di distanza che possibilità di difesa hai? E quindi la guerra asimmetrica farà diventare realtà quella che fino a ora è solo una accusa, cioè il terrorismo, che sarà esportato ovunque.

Mi spiace dirlo, ma secondo me è giustificabile. Se io ti attacco nel tuo territorio perché tu non dovresti attaccarmi nel mio? Il terrorismo fa vittime civili, certo, ma è anche vero che i missili pure fanno vittime civili, o no? Anche le mine italiane disseminate in Afghanistan fanno vittime civili. Alla fine, ormai, è dal 1999, dunque ben prima dell'attacco dell'11 settembre, che l'Occidente, con gli Usa in testa, è all'attacco di qualunque realtà che non si omologa a esso o è a esso alleata. L'accusa al Mali del Nord è che hanno introdotto la Sharia, che c'è anche in Arabia Saudita, solo che questa è alleata.

In una situazione come quella odierna di profonda decadenza anche culturale degli Usa quale è l'interesse dell'Europa a rimanere atlantista?

Come è evidente, nessuno. Il modello è cosa diversa, beninteso, o crolla tutto insieme oppure non crolla, ma noi non abbiamo alcun interesse a essere alleati degli Usa, perché essi sono non solo economicamente competitori, ma avversari e nemici.

L'attacco all'Europa è stato evidente dal punto di vista economico. La crisi è nata dagli Usa ma poi l'hanno riversata su di noi. Non abbiamo neanche interessi militari, perché loro hanno l'Afghanistan a 10 mila kilometri di distanza, mentre noi lo abbiamo dietro casa. Insomma, i nostri interessi non coincidono più con i loro, semmai con quelli della Russia. Mi riferisco al progetto eurasiatico. Ora, la mia formula è nota: ci vuole una Europa unita, neutrale, armata, nucleare e autarchica. Dove la parola chiave è l'ultima: dobbiamo trovare il modo di sfuggire alle aberrazioni più pesanti della globalizzazione.

Questo articolo fa parte dello Speciale "USA: United States of Anomie"

Qui tutti gli altri articoli dello Speciale

 

Uno schizzo animato d’America

Egitto: pace solo sulla carta