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U.S.A. – United States of Anomie

Lo sappiamo benissimo: di fronte a un fenomeno come quello delle stragi che avvengono negli USA bisogna andarci molto cauti, nel cercare di stabilire dei rapporti stringenti di causa ed effetto. Il rischio, infatti, è quello di fare della sociologia d’accatto, che non solo non utilizza delle metodologie precise nella raccolta dei dati e nella verifica delle ipotesi di spiegazione, ma che addirittura è così impaziente di scodellare le proprie convinzioni da tirare dritto senza il più piccolo dubbio.

Di contro, però, non è neanche accettabile che si commetta l’errore opposto. E che, in nome della cautela, si rinunci del tutto ad avanzare delle spiegazioni, come se esse non esistessero affatto. O come se si esaurissero nella categoria delle patologie psichiatriche individuali, che risentono dell’ambiente sociale circostante ma che tuttavia non ne sono una diretta conseguenza.

Il punto di equilibrio, secondo noi, si trova nel riformulare il problema, espandendone i termini e il campo di applicazione. L’obiettivo non sarà più dimostrare che negli Stati Uniti le stragi sono l’esito inevitabile della cultura dominante, ma evidenziare la generale alienazione che attraversa quella società. Perché la questione vera e più grave non sono i massacri evidenti che irrompono nella cronaca quotidiana, e che quasi con la stessa velocità ne fuoriescono, ma la lenta, continua, inarrestabile erosione dell’armonia individuale e di quella collettiva.

Un morbo che si riassume in una parola: anomia. L’inadeguatezza delle norme esistenti, giuridiche e non, ad assicurare tutela e sostegno ai bisogni profondi delle persone che vi sono assoggettate.

Questo articolo fa parte dello Speciale "USA: United States of Anomie"

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