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Alitalia: primo, il “decoro aziendale”

A Fiumicino un Atr, che portava, sottolineiamo portava, i colori dell’Alitalia, è stato protagonista di un incidente all’atterraggio: nessuna vittima e le responsabilità sono ancora da determinare, forse la torre di controllo, forse l’aereo o l’equipaggio, ma lo scandalo è altrove.

Dall’aeromobile dopo l’incidente è scomparsa, nella notte, la tipica livrea della compagnia di bandiera italiana e sulla fusoliera bianca è rimasto il codice identificativo: un codice inequivocabilmente rumeno. L’Atr, in effetti, appartiene alla rumena Carpatair, che ha, sia chiaro, tutti i requisiti in regola ed anche un buon curriculum, ma non è questo il punto: nessuno vuole mettere in discussione l’affidabilità di questo vettore.

Ciò che fa scandalo è quel che fa sapere la nostra compagnia di bandiera, che tale dimostra di non essere: la livrea Alitalia è scomparsa nella notte in quanto «normale operazione di decoro aziendale».  Il decoro aziendale, quello vero, però, sarebbe che quando uno compra un biglietto Alitalia vola Alitalia. Certo esiste la normale pratica del “code sharing”, con cui più compagnie condividono lo stesso numero di volo e vendono autonomamente i relativi biglietti, ma in questo caso per l’utente è molto facile sapere, anche ben prima dell’imbarco, qual è il vettore che eroga concretamente il servizio.

Questo non era però il caso del volo Alitalia operato da Carpatair. La livrea dell’aereo rumeno era quella dell’Alitalia, un “dettaglio” in grado di ingannare chiunque e anche, forse, il più smaliziato dei frequent flyers: in questo sta la mancanza di «decoro aziendale», non nel provare a nascondere che un “proprio” aereo abbia avuto un incidente all’atterraggio.

Una lezione importante per quei poveri idioti che, per un malinteso senso di orgoglio nazionale, si ostinano a scegliere la “nostra”, si fa per dire, compagnia.  Magari questi ignari passeggeri la scelgono per sostenere l’occupazione nazionale, mentre invece sostengono l’occupazione rumena.  In questo risiede la vergogna peggiore dell’Alitalia: grazie a “livree di bandiera”, legalmente false, ingannano la clientela. Tanto vale scegliere altre compagnie, magari più economiche o che offrono servizi migliori.

Chissà, magari a bordo c’era anche personale italiano, ma probabilmente con contratti rumeni, sicuramente più vantaggiosi di quelli “di bandiera”, almeno per la cordata che “salvò” un’azienda che per il decoro, nazionale questa volta, sarebbe stato meglio far fallire o vendere a buon prezzo all’Air France, “bad company” inclusa.

Questa maldestra operazione di Fiumicino, che desta anche dubbi su come la scena dell’incidente possa essere stata inquinata, dimostra anche che i dirigenti della compagnia siano inadeguati: come si può credere ai tempi del web che il cancellare le insegne possa passare inosservato? Se dovete scegliere volate direttamente Carpatair: hanno un «decoro aziendale» maggiore.

Ferdinando Menconi

La Controra del 05/02/2013

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