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L'Europa dell'Euro si spacca un pezzo alla volta

L'Europa, quando si tratta di politiche economiche, al solito marcia divisa. L'unica cosa in comune è l'Euro, che ha peraltro - da sempre - un valore e un peso molto differente da Paese a Paese, ed è ovviamente la Germania - anche in questo caso: come sempre - a potersi permettere di fare la voce grossa. Ma per il resto gli intenti, le necessità e le disponibilità, sono enormemente differenti da luogo a luogo. 

Non è insomma un caso che anche al vertice di ieri di Bruxelles, con a tema centrale trovare un accorto sul bilancio comunitario per il periodo 2014-2020, si sono ripresentate le medesime divisioni dello scorso dicembre quando la Gran Bretagna, che peraltro non adotta l'Euro, aveva bloccato il tutto facendo accodare al proprio diniego altri dieci Paesi membri.

Tutti gli incontri e i mini vertici che si sono tenuti ieri tra piccoli gruppi di Paesi hanno avuto come tema principale il fatto di trovare una mediazione per superare il blocco che dura ormai da molto tempo. 

Il punto principale, ora come allora, riguarda la questione dei "rebate", ovvero i rimborsi che ogni Paese riceve dall'unione: ebbene, per molti Paesi, tra i quali l'Italia, questi rimborsi sono di molto inferiori rispetto a quanto lo stesso Paese versa a Bruxelles. Come dire: contribuisco per 100 e ricevo 50. Può andare? Certo che no, soprattutto in un momento di crisi come questo. L'Italia di Monti appare non voler mettere ostacoli, in ogni caso, soprattutto in questa fase, ma siccome l'Italia è il terzo contribuente dopo Germania e Francia è ovvio che l'argomento ci riguardi molto da vicino.

Secondo Juncker a causa della crisi tutti i contributi dei vari Paesi diminuiranno e dunque parallelamente diminuiranno anche i "rebate". Come dire: sacrifici per tutti su tutto il campo. Estremamente perniciosa la posizione della Germania: secondo quanto dichiarato da Angela Merkel ci "deve essere solidarietà tra i vari Paesi membri". Il punto è, e la Merkel lo sa bene, che tale solidarietà ha un costo ben superiore proprio per i Paesi che sono maggiormente in crisi e che proprio in questo momento storico ed economico, se l'Unione fosse davvero tale, dovrebbero ricevere maggiore solidarietà. Ma al punto in cui siamo, in cui sono di più i Paesi da soccorrere rispetto a quelli in grado di fare i soccorritori, ai tedeschi ovviamente non va giù di doversi sobbarcare il peso di tale "solidarietà". E questo nonostante il fatto - accertato - che sia stato proprio l'Euro-Marco della Germania ad aver contribuito sensibilmente allo stato attuale delle finanze degli altri Paesi che adesso si trovano in difficoltà.

Quello di ieri è insomma solo l'ultimo atto di uno spettacolo che va in scena sin dall'inizio dell'Euro e che adesso va avvicinandosi sempre più all'epilogo. Che l'Unione, e soprattutto l'Euro, possa arrivare al 2020 è cosa che, siamo sicuri, non crede più neanche la Germania stessa.

(vlm)

Il Ribelle.Qui del 08/02/2013

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