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Europa: gli Usa ripartono alla sua conquista

Gli Stati Uniti ci vogliono sempre e comunque al loro guinzaglio. E questa volta parliamo dell'Europa intera. A metà febbraio, mentre dalle nostre parti eravamo (o meglio, erano) tutti presi dagli ultimi "fuochi" (fatui) della campagna elettorale, il presidente Usa Barack Obama, quello del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e quello della Commissione José Manuel Barroso, hanno annunciato, senza che i nostri media dessero alla cosa la giusta sottolineatura, l'apertura di negoziati su un partenariato globale per il commercio e gli investimenti.

Sin qui, nulla di inaudito, in questo sistema di sviluppo, non fosse che si tratta di una modifica sostanziale, con implicazioni tutte da vedere, all'accordo nordamericano per il libero scambio, ovvero il Nafta (North America Free Trade Association). L'intenzione degli Usa è quella di costituire una nuova grande area di libero scambio assoggettandovi, ovviamente, l'Unione Europea.

La volontà di tutta l'operazione, è però un'altra e molto più importante del solo aspetto economico e commerciale: la creazione di un progetto più ampio che prevede un vero e proprio governo che possa incidere al di sopra di tutte le altre istituzioni. Questo, infatti, è studiato e previsto con due veri e propri "Consigli", uno economico e uno politico, oltre a una grande Assemblea transatlantica.

Questi tre organi sono già a buon punto di realizzazione, ma non gli si è data, sino al momento, una grande diffusione mediatica. Il motivo è ovvio: si tratta di una nuova istituzione, a trazione completamente capitalistica che, sotto l'influenza statunitense, non tarderà di far vedere i suoi effetti sul nostro continente.

Già c'erano delle tracce di un meccanismo del genere all'interno delle clausole vessatorie del Piano Marshall, attraverso il quale dal dopoguerra, di fatto, gli Usa hanno impiantato, con l'appoggio dell'imposizione della Nato, i propri avamposti in Europa. Anche dal punto di vista lessicale, infatti, si parla, per questo nuovo soggetto, di Unione transatlantica e di "Nato economica" senza alcuna altra distinzione. Attenzione: il tutto non è seguito dal Dipartimento del Commercio Usa, ma direttamente dal Consiglio di sicurezza nazionale. Evidenti, dunque, le implicazioni di una cosa che nasce come economica ma che ha invece dei fortissimi caratteri strategici dal punto di vista politico e militare.

A questo si è arrivati con pochi, serrati e determinanti passaggi: già nel 2009 Obama aveva dato incarico a Christina Romer di presiedere un comitato di consiglieri economici per studiare il tutto. La Romer è una "specialista" del periodo storico della Grande Depressione del 1929. Il che rappresenta un secondo determinante indizio: all'epoca si era sviluppata l'idea che una delle pochissime soluzioni per risolvere la crisi fosse il trasferimento di capitali europei verso Wall Street all'epoca esangue. Oggi, la Casa Bianca ha fatto chiudere quasi tutti i paradisi fiscali che non fossero alle dirette dipendenze, o sorveglianze, di carattere anglosassone, e poi, come sappiamo, mediante la guerra delle valute ha iniziato a "intervenire" sull'Euro.

Il piano è chiaro, visto che questi ultimi trattati in fieri renderanno il tutto oltremodo semplice: gli Usa sono in crisi e useranno l'Europa per continuare a sostenersi permettendo con ancora maggiore facilità il trasferimento della ricchezza degli europei che hanno qualcosa da investire verso le casse statunitensi.

E, a quanto pare, noi europei non solo non batteremo ciglio, ma grazie alle "firme pesanti" di Barroso e Van Rompuy ci stiamo preparando per l'ennesima volta a rendergli il tutto di estrema semplicità.

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