Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Obama in Israele, “finalmente”. Ma per fare cosa?

Il Presidente degli States, Barack Obama, è in visita in Israele con un massiccio staff di supporto, circa 600 persone, ma si è dovuto attendere il secondo mandato prima dello storico viaggio al più stretto alleato degli Stati Uniti, che avviene in un momento in cui i rapporti fra i due paesi sono al minimo storico, a causa delle politiche oltranziste del governo Netanyahu che imbarazzano gli USA.

Per quanto Israele crei problemi agli Stati Uniti e sia più uno scomodo alleato che un alleato stretto, Washington non vuole, ma soprattutto non può, evitare di sostenere i piani di Tel Aviv. Al massimo può tentare di indurre i falchi a moderare i loro atteggiamenti. Anche se l’ONU condanna, Washington non farà mai mancare il suo appoggio, pure quando questo ha effetti nefasti per gli USA.

Questo perché le relazioni fra i due paesi, anche se sono al minimo, restano tutt’altro che negative e l’opinione pubblica USA, abilmente manipolata dai media stellestrisce, è ampiamente a favore di Israele: stando alla Gallup, il 64% degli statunitensi simpatizza con Israele, il picco più alto degli ultimi 25 anni, mentre solo il 12% con i palestinesi. Dati da cui il Presidente non può prescindere. Anche se il suo mandato non è più rinnovabile, non può, però, neppure prescindere, e di questo è Netanyahu che deve tenerne conto, che il 70% è contrario ad un coinvolgimento degli States nel conflitto.

La visione Israeliana è ancor più distorta: per il 51% Obama è neutrale e per il 10% è addirittura ostile, come se per essere favorevoli ad Israele si debba radere al suolo l’Iran al posto loro e sostenere, magari con un po’ di marines in appoggio ai veti, la devastazione dei territori palestinesi, con annessa pulizia etnica radicale. Quella fra USA e Israele sarà pure una “Alleanza indissolubile”, ma per i cittadini israeliani quanto fanno gli USA non basta mai.

La storica visita non porterà a grandi sconvolgimenti o a decisioni rilevanti, più facciata che sostanza insomma, ma forse l’apparenza è solo apparenza, altrimenti non sarebbe giustificata la presenza di una delegazione così importante. Quanto emergerà ufficialmente, presumibilmente sarà solo «porre un quadro delle decisioni che finiranno per essere prese»: questo almeno è il pensiero di Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama, per il quale nessun «accordo sarà raggiunto sulle iniziative maggiori». Solo ufficialmente, però, ribadiamo.

All’apparenza non solo la montagna non partorirà neppure un topolino, ma non si vede neanche la montagna. Ed è proprio questo che deve far riflettere: tutto un grande apparato in movimento per decidere di nulla e dichiarazioni sotto traccia? A volersi prendere dei complottisti c’è di che supporre che potrebbe esserci un topolino che partorirà una montagna piuttosto, ma in gran segreto.

La linea USA in fondo, fra alti e bassi apparenti, è sempre la stessa, come testimonia il fatto che ben sei Segretari di Stato hanno usufruito, come Consigliere per il Medio Oriente, dei servigi di Aaron David Miller: in realtà nulla è mai cambiato, solo giri tattici di walzer. Gli USA sono strumento di Israele in quella parte del mondo, non il contrario: la “freddezza” attuale è dovuta piuttosto al fatto che le politiche di Netanyahu sono talmente miopi che vanno a danno di Israele stesso, ed in questo gli USA devono intervenire a mettere un toppa prima che il danno sia irreparabile.

Insomma è una visita di Stato pro forma che copre colloqui degli organismi esecutivi, i quali possono così avvenire in maniera diretta senza che destino sospetti o speculazioni dei complottisti, ma che in fondo ottimizzano linee geopolitiche che rimangono le stesse: gli USA al massimo imploreranno i falchi di essere meno ottusi, ma continueranno a servire Israele anche contro i loro stessi interessi.

Ferdinando Menconi

È una Zanzara? Schiacciamola

Cipro: alla Russia il primo round contro l’UE