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Siria. La CNS elegge il suo “Primo Ministro”

La Coalizione Nazionale Siriana, che ormai si considera legittimo “Governo in esilio” a Istanbul, ha eletto ieri il suo “Primo Ministro”, che ha esordito con una immediata chiusura ad ogni ipotesi di negoziato: «Noi confermiamo al grande popolo siriano che non ci sarà dialogo con il regime di Assad». Grande popolo, però, che gli insorti rappresentano solo in parte, e forse una minima parte.

Che il suddetto Primo Ministro, eletto con 35 voti su 49, rappresenti interessi esterni è, invece, più di un sospetto: Ghassan Hitto era, infatti, dirigente di una società di telecomunicazioni USA, paese dove ha vissuto per lungo tempo, conseguendovi tutti i suoi prestigiosi titoli di studio. Quindi è lecito supporre che le sue conoscenze della realtà siriana siano alquanto limitate, mentre l’influenza del modo di pensare statunitense è probabile sia, invece, molto forte.

Le dichiarazioni del neo eletto sono una porta sbattuta in faccia all’ONU, ed alle potenze che cercano di sostenerlo spingendo Assad a una trattativa, e sono diretta conseguenza delle promesse di armi fatte dagli “Amici della Siria”, che esigono una soluzione militare che spodesti il dittatore. Poco importa quanto sangue dovrà essere ancora versato e che i nuovi padroni non rappresenteranno il «grande popolo siriano», ma interessi stranieri.

I primi interessati sono Istanbul, dove non a caso il premier ha ricevuto l’investitura, e Riad, in guerra sempre più aperta contro gli sciiti. Entrambi i governi mostrano un accanimento superiore a quelli di Francia, USA e UK nella ricerca di una soluzione “libica”. Mentre gli occidentali, infatti, sembrano aver rinunciato ad un intervento diretto, a favore di una guerra delegata che sarà combattuta con le armi che copiosamente intendono far affluire nelle mani dei ribelli, Turchia e Arabia Saudita offrono assistenza logistica, la prima, ed enormi finanziamenti, la seconda, e questo prescindendo dalla propaganda religiosa sunnita che alimenta l’afflusso di milizie fondamentaliste straniere.

Il vero “veto” che è stato posto alla soluzione della crisi siriana non è stato quello russo al Consiglio di sicurezza Onu, ma la contrarietà alla pace e al negoziato che diplomazie e servizi degli atlantisti e dei sunniti hanno imposto con il loro comportamento, ma che i media mainstream rifiutano di portare a conoscenza del grande pubblico.

I ribelli, forti ormai di un appoggio che gli garantisce armi e milizie straniere per decidere le sorti del «grande popolo siriano», hanno stabilito che l’unica via d’uscita è quella del conflitto di tipo bellico, e poco importa il costo in vite umane o se la soluzione non sarà in linea con gli interessi della Siria. Tuttavia l’esito di questa guerra, che sembra ormai destinata ad essere portata fino in fondo, è tutt’altro che scontato, come non è scontato che resterà solo una guerra civile.

(fm)

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