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Giornalisti indipendenti, blogger, e "uffici stampa". E il "caso Messora"

E dunque i contenuti di Claudio Messora, dal suo blog Byoblu.com, non verranno più segnalati sul nostro sito. Lo scriviamo prima che arrivino in redazione, come spesso accade, segnalazioni in merito. 

La sezione "segnalazioni", qui sul Ribelle, è piuttosto seguita. Lo scopriamo dalle metriche di accesso al sito, ed è inevitabile che sia così: non tanto (o vogliamo sperare, non solo) perché gli articoli indicati in quella sezione hanno i link diretti all'accesso gratuito del contenuto completo residente sul siti originari dove sono pubblicati gli articoli, quanto perché si tratta di una selezione ragionata da parte della redazione. Non di un algoritmo, non di una pubblicazione automatica. Ogni giorno sondiamo circa 300 fonti e, appunto, selezioniamo a mano e segnaliamo ai lettori alcuni contenuti che possono avere una certa rilevanza. Non significa, come abbiamo rammentato spesso, che condividiamo tutto ciò che viene scritto negli articoli che segnaliamo, ma pensiamo che per quelli scelti valga la pena, per chi ha tempo e voglia, di andare a leggerli e rifletterci sopra.

Nel rumore di fondo - che diventa sempre più assordante - su internet e sugli altri media, un lavoro di selezione del genere richiede tempo, metodo e regole. Ma alla fine dà i suoi frutti.

Ora, gli articoli e i video pubblicati da Claudio Messora hanno fatto parte piuttosto frequentemente di tale sezione del giornale. Titolo, foto, attacco testo e rimando al contenuto completo sul suo sito, come per tutti gli altri e come è corretto professionalmente fare. Beninteso, non che Messora avesse cose inaudite da dire, ma certo, nella battaglia che conduciamo quotidianamente, riprendere molti dei temi da egli trattati ci permetteva di ampliare ulteriormente su argomenti che se sino a qualche anno addietro erano praticamente sconosciuti ai più adesso invece trovano una buona diffusione. Il che è stato ed è un bene in senso assoluto.

Ma veniamo a oggi: come molti sapranno, se frequentano internet e si interessano anche di interni, Messora, insieme a Martinelli, è stato "incaricato" da Beppe Grillo e dal MoVimento 5 Stelle di occuparsi della comunicazione del partito.

È quello che in gergo giornalistico, ma non solo, si chiama ufficio stampa. Che è, per quanto ci riguarda, la morte della professione. 

Sia chiaro, di uffici stampa mascherati ce ne sono a bizzeffe. Basterebbe leggersi il bel lavoro di Aldo Giannuli "Come i servizi segreti usano i media", (qui), in cui si evidenziano tra le altre cose metodi e motivazioni attraverso le quali tanti giornalisti arrivano a scrivere (o a essere presenti) su tanti media di massa onde riportare fedelmente ma in modo mascherato, senza dare troppo nell'occhio, opinioni e comunicazioni dirette di vari "attori" e interessi, per rendersi conto che quando ci si avvicina a tanti media mainstream bisogna chiedersi preliminarmente "chi ci sta parlando" e per "raggiungere quale obiettivo". Ma insomma, il lavoro di "comunicazione", cioè di ufficio stampa è, se non altro, almeno la identificazione ufficiale di che operazione si sta svolgendo. Il giornalista (?) in quel caso, non riporta più le sue opinioni ma, in maniera si spera professionale, quelle dell'ente, del partito, della persona di cui, appunto, cura la comunicazione.

Come è evidente, il Ribelle non è portavoce di alcun partito o movimento politico, né ovviamente di altri interessi esterni al progetto editoriale e metapolitico che portiamo avanti "a carte scoperte". E pertanto non ospita comunicati stampa di sorta.

La scelta di Claudio Messora passato dall'essere giornalista e blogger indipendente - almeno così a noi è apparso sino a ora - a "dipendente" e con l'obiettivo chiaro di "comunicare" all'esterno, ufficialmente, temi e posizioni di un partito politico, è una parabola discendente, nel campo dell'informazione e della nostra professione, che hanno seguito in molti, moltissimi colleghi. Spesso per mera necessità, altre volte per reale motivazione intrinseca, più spesso sperando di imboccare un percorso che li portasse a occupare, nel tempo e se si era svolto il "lavoro" a dovere, delle posizioni che dal punto di vista dell'esposizione possono essere anche più rilevanti. La direzione di un giornale di partito, la conduzione di qualche trasmissione o cose del genere. Aspirazione legittima e comprensibile, sia chiaro. Che però non ci appartiene, come è forse superfluo rammentare.

Così come non appartiene a questo giornale offrire spazio a comunicati di partito di qualsiasi tipo.

Torneremo sull'argomento, anche perché in diverse riunioni di redazione aperte agli abbonati sostenitori così come in alcune email che ci sono arrivate, si era sollevata talvolta la richiesta di contattare direttamente Claudio Messora per offrirgli una collaborazione al nostro giornale. Cosa che stavamo considerando, ammesso e non concesso che poi l'avrebbe accettata, ma che oggi, ovviamente, decade del tutto.

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