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Intervista a Don Francesco Ricossa: «il nuovo Papa verso una rivoluzione conciliare»

Qual è il trascorso dottrinale del cardinale Bergoglio?

«Ben conosciuto in America Latina, il nome di Jorge Mario Bergoglio ha attirato l'attenzione del mondo intero solo in seguito al conclave del 2005 che elesse Joseph Ratzinger. Bergoglio era allora il candidato dell'ala martiniana. Rispetto al cardinal Martini, Bergoglio è meno rilevante come studioso – non è un biblista come il suo confratello gesuita, non è un teologo come Ratzinger, non ha pubblicato granché – ma è particolarmente impegnato nel dialogo ecumenico e interreligioso, con una particolare attenzione al giudaismo, molto presente in Argentina. Bergoglio quindi non solo è un vescovo del Vaticano II, ma ritiene che la svolta conciliare non è ancora stata pienamente applicata nella vita della Chiesa. Può darsi che, come Martini, auspichi un Vaticano III, o meglio una Chiesa in continuo stato conciliare e sinodale».

Fin dal suo esordio Bergoglio non si è presentato come il Papa, ma come “il vescovo di Roma”; cosa ci si deve aspettare da questa modesta e impropria partenza?

«Il Papa è certamente Vescovo di Roma. Ma Bergoglio, seguendo in questo il suo immediato predecessore, ed andando oltre, vuole presentarsi come se fosse solo il Vescovo di Roma, un Vescovo tra gli altri, "primus inter pares", e non più il Sommo Pontefice che esercita il suo primato di giurisdizione su tutti i Vescovi del mondo. Gli orientali separati da Roma, in particolare, hanno subito colto il significato di questo modo di presentarsi, che realizza il modello di Chiesa da loro sostenuto, non certamente quello cattolico romano. C'è chi ha detto che ha accettato l'elezione, ma non ha accettato il Papato».

In merito a quali criteri è stato eletto?

«Bisognerebbe chiederlo agli elettori! Si direbbe una scelta in almeno parziale discontinuità con quella di Ratzinger, giacché Bergoglio era sostenuto nel 2005 da coloro che non volevano Ratzinger. Ed anche una scelta in ulteriore allontanamento dalla romanità della Chiesa cattolica». 

Un Papa anti-Ratzinger, che tipo di rottura avverrà rispetto all’operato del suo predecessore?

«Il cambiamento significativo, in questi pochi giorni, si è manifestato nel campo della liturgia. Il timido tentativo di Ratzinger di assorbire la liturgia tradizionale nel nuovo rito è già dichiarato concluso dal suo successore,  che vuole tornare alla rivoluzione liturgica montiniana».

Quali saranno gli ulteriori rinnovamenti che il nuovo eletto apporterà e quali conseguenze comporteranno nella Chiesa?

«Dal passato di Bergoglio e dai primi gesti simbolici da lui compiuti, si può prevedere una balzo in avanti nell'applicazione del Concilio, se non piuttosto una nuova tappa di una rivoluzione conciliare. Insofferente alla dottrina e alla liturgia tradizionale della Chiesa, Bergoglio potrebbe  ulteriormente concedere quello che lo spirito del mondo richiede, sia in materia di fede, sia in materia di morale. Per la Chiesa si possono prevedere conseguenze catastrofiche poiché la crisi che attraversa la Chiesa è dovuta proprio alle innovazioni conciliari»

Cosa significa un Papa di “estrema sinistra”?

«Una terminologia già impropria in campo politico (cos'è la destra? cos'è la sinistra?) lo è ancora di più, necessariamente, nell'ambito spirituale. Tuttavia, è proprio il demagogismo di Bergoglio a voler connotare politicamente "a sinistra" il suo operato e la sua "opzione preferenziale per i poveri", opzione però tutta mondana, che non gli impedisce di essere in buona sintonia con i veri "poteri forti", come il famigerato B'nai B'rith».

Che influenza geopolitica, e non solo, avrà di la stretta amicizia di Francesco I con i giudei?

«Il suo predecessore vedeva nella rivoluzione americana del XVIII sec. il migliore modello di rapporti tra Stato e Chiesa! Conoscendo lo stretto legame politico tra Stati Uniti e Israele, e tra Bergoglio ed il mondo ebraico, si può supporre che alla fin fine - seppur con diversa sensibilità - i nemici interni della Chiesa continueranno a collaborare con quelli esterni in posizione di devota sudditanza».

Crede che gli ultimi Pontefici abbiano in qualche modo danneggiato o anche solo mutato la fede dei credenti rispetto al passato?

«Hanno non solo danneggiato ma profondamente mutato la fede. Quello che è predicato oggi è  - come ammise Paolo VI - il culto dell'Uomo. Un nuovo vangelo».

Il Mistero e la Fede saranno sempre più adombrati dai problemi “socialmente utili”, ma spiritualmente irrilevanti?

«Temo di si. Un dettaglio dell'omelia del 19 marzo corrisponde pienamente alla sua domanda sul "socialmente utile ma spiritualmente irrilevante". Per San Paolo l'autorità deve custodire il deposito della fede rivelata da Dio. Per Bergoglio, deve custodire il creato».

Fiorenza Licitra

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Ah, il mandato "esplorativo"