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Chávez: morte naturale o complotto?

Il corpo di Chávez non è ancora stato inumato, ma già si sono levate alte grida di complotto, che vogliono il cancro che ha roso il Presidente come indotto da agenti USA. In altri tempi queste illazioni si sarebbero potute liquidare come le solite isterie complottiste, così come fu ai tempi di Arafat, ma proprio ad Arafat bisogna riferirsi: la magistratura francese ha aperto una inchiesta perché sono troppi gli indizi di un avvelenamento al polonio.

L’indagine annunciata in diretta televisiva dal vice presidente venezuelano Nicolas Maduro è quindi un atto dovuto: esistono seri precedenti che la giustificano, da Arafat ai numerosi tentativi CIA di uccidere Fidel. No, non può essere liquidata come fantapolitica l’ipotesi che la CIA, o i suoi fiancheggiatori, sia riuscita col “figlio”, così Fidel ha definito Chávez, là dove aveva fallito col “padre”.

Se con Arafat, qualora confermata la teoria del polonio, ci possono essere dubbi sul mandante - se CIA e Mossad avevano interesse nella sua morte, altrettanto si può dire di Hamas, ad esempio – nel caso Chávez questi non può essere che di una precisa appartenenza e i messaggi di cordoglio giunti al popolo venezuelano stanno lì a dimostrarlo.

Unanime la tristezza in tutta l’America Latina libera, senza distinguo di sottile ideologia. Fare differenze di etichetta fra socialismo e peronismo è uno sterile esercizio di stile proprio di una sinistra italiana che da tempo ha cessato di essere tale: in Sudamerica si bada alla sostanza, non al marchio. Anche Putin si è espresso con toccanti parole sulla scomparsa di Chávez, cui hanno fatto eco nemici storici degli USA e delle multinazionali dello sfruttamento del petrolio altrui, come Ahmadinejad.

Diverso il tono di Obama, freddo e quasi ostile, con un riferimento solo al popolo la cui nazione sembra pronto a destabilizzare, anche se i tempi di Pinochet e del 9/11 del Sudamerica, che rivoltò il mondo più di quello USA, si spera siano finiti. Se certi mezzi, però, non sembrano più esperibili ne restano altri, più subdoli e vili.

Certo, nulla prova allo stato attuale delle conoscenze che il cancro sia stato indotto, ma nulla prova, neppure, che sia di origini naturali. È prematuro gridare al complotto ma è necessario che «una commissione speciale di scienziati» stabilisca la verità. Indipendentemente dai risultati c’è, però, solo da augurare al popolo venezuelano, ma non solo a lui, che «il nuovo capitolo che si apre nella storia» non sia quello auspicato da Obama, perché ben conosciamo come si configurerebbe l’apporto «costruttivo» che gli USA sono impazienti di dare.

Ferdinando Menconi

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