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Ora tocca a te, popolo del Venezuela

Chávez è morto. Il lamento risuona da ieri sera, quando il vicepresidente Nicolás Maduro ha annunciato il decesso del padre del Venezuela. Non che non ci si aspettasse una dichiarazione del genere da un momento all'altro: il leader della rivoluzione bolivariana era grave e lottava con il cancro.

Nonostante il Venezuela e l'America Latina tutta abbia dunque avuto tutto il tempo per abituarsi all'idea della scomparsa di Chávez e prepararsi alla sua dipartita è il momento di serrare i ranghi e accettare tutto il peso - e l'onore - dell'eredità chavista. Cosa non facile, se già si notano movimenti statunitensi volti a cambiare le cose. Obama ha sentito la necessità, a poche ore dall'annuncio, non di fare le condoglianze a una popolazione rimasta orfana, ma di chiedere un "dialogo" a Maduro che bisogna sperare non ci sia mai.

Le multinazionali americane attendono da tempo la morte di Chávez, confidando nella debolezza del partito senza capo, del popolo "senza guida", della forza del mercato che ha conquistato il mondo e dello sbando di un governo che ha nazionalizzato comparti importanti dell'economia ma che forse non avrà l'intelligenza di tenerseli.

Forse, però, le loro speranze saranno vane. Maduro, da parte sua, deve solo tirare dritto e non cedere alle lusinghe che pure gli Usa gli metteranno sotto il naso. Quello in cui bisogna confidare – mancando all'orizzonte un personaggio della forza e del calibro di Chávez, e senza nulla togliere alla Kirchner che pure ha adesso l’occasione di esercitare tutta la sua capacità di leadership nei confronti del continente sudamericano – è proprio quel popolo che ha già dimostrato di avere le carte in regola per determinare il proprio destino quando fu in grado, nel 2002, di rimettere al potere il presidente che voleva.

Se sono i grandi uomini a far diventare realtà le grandi idee, sono i grandi popoli a scrivere la Storia.

Sara Santolini

 

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