Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Portogallo: ormai si attende il dopo (dopo Euro, dopo Europa)

Dalle nostre parti Berlusconi chiama a raccolta, cioè "in piazza", sulla magistratura politicizzata. Nel resto d'Europa invece, mentre gli italiani sonnecchiano aspettando chissà quale coniglio dal cilindro di un governo che non può nascere, si scende in piazza per quella che sta diventando di fatto una protesta permanente, allargata a macchia di leopardo, contro le misure di austerità.

Il 2 marzo scorso è stata la volta del Portogallo, che è uno degli altri Paesi in cui si stanno verificando sommosse di un certo calibro tra quelle che preoccupano non poco l'Ue (e anche l'Fmi).

Ma in Portogallo c'è qualche elemento nuovo. Oltre alla ovvia antipatia per l'intera classe politica, la manifestazione non ha avuto un chiaro senso antipolitico, quanto il mettere l'accento sulla tristezza e sulla delusione. Ci sono le elezioni alle porte, da quelle parti, e a quanto pare l'opposizione si appresta ad alternarsi all'attuale governo. Il punto è che ci si aspetta un forte cambio di direzione, certamente a livello politico, nei confronti della troika nel suo insieme. Se questo non dovesse arrivare, in Portogallo è evidente che si tornerà presto ai toni, molto più accesi e in quel caso tutti politici, delle oceaniche manifestazioni del settembre scorso.

Altro elemento differente della manifestazione del 2 marzo rispetto a quella del 15 settembre è stato l'età dei manifestanti: questa volta in piazza nono sono scesi solo i giovani, quanto, all'interno dell'oltre un milione nelle strade, anche tanti pensionati. Le misure di rigore e austerità non hanno ovviamente lasciato scampo neanche a loro. Certo, in Portogallo c'è una emigrazione di massa, soprattutto dei giovani disoccupati e disperati e si parla già, con un occhio al futuro inedito rispetto a tante altre manifestazioni in Europa, di quella che sarà la realtà delle generazioni ancora da venire. Un atto fondamentale, per una popolazione che pare aver preso coscienza dello stato attuale, e della disfatta dei pensionati e delle generazioni in età lavorativa, tanto da guardare e protestare anche per i portoghesi che ancora devono nascere. Non è cosa di poco conto, perché attesta una attenzione e una consapevolezza difficili da trovare altrove.

Nuovi tagli sono comunque in preparazione, dalla sanità all'istruzione alla previdenza sociale, come se le ridicole pensioni attuali non fossero già al limite dell'indigenza: emissari della troika sono attualmente a Lisbona e lì rimarranno sino a fine settimana per, ufficialmente, una revisione del "piano di salvataggio". Cosa che dovrebbe portare a ulteriori 4 miliardi di tagli.

L'impressione generale è però che, a Lisbona come in altri Paesi d'Europa, si inizi a inoculare il pensiero che questi tagli sono solo un ulteriore disperato tentativo da parte dei poteri forti di mantenere lo statu quo, quando invece appare ormai con molta evidenza che tutte le strade - e le riunioni e le preparazioni di scenari in atto - stiano confluendo più rapidamente di quanto non si creda verso la dissoluzione dell'intera area e della sua moneta. 

In altre parole, non solo si protesta contro i tagli, ma si è certi, ormai ovunque, che questi in ogni caso non siano in grado - come è evidente in tanti Paesi, Grecia in primis - di risolvere la situazione. Il terremoto sociale è in atto, quello politico, con le prossime elezioni, è in procinto di arrivare. E se lo scossone non sarà degno di un reale cambiamento, allora tutto spingerà verso l'uscita dal sistema usuraio dell'Europa delle Banche

Insomma, il clima è quello che si vive quando si aspetta già fatalmente il dopo

Libia: attentato al presidente dell’assemblea che vuole il disarmo delle milizie

Ora tocca a te, popolo del Venezuela