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Houston, abbiamo un problema

Le preoccupazioni, nelle Commissioni, nei Parlamenti e nelle Cancellerie europee stanno crescendo: la rabbia di popoli inizia a venire fuori

Il pilota automatico forse si sta rompendo. Ci riferiamo alle parole di Mario Draghi di ieri (qui ne ha scritto Zamboni) secondo il quale per qualsiasi governo andasse in carica in Italia comunque non cambierebbe la strada di riforme e austerità intrapresa. Vero, certo: se la politica tradizionale saprà reagire e resistere alle spinte che vengono da ormai ampie frange del popolo la storia non cambierà. Monti o non Monti. Però qualcosa - di grosso - si muove.

E non parliamo, in questo caso, della sola Italia e di Beppe Grillo, aspetti che presentano al momento più incognite che certezze, ma proprio a livello europeo, se non addirittura mondiale. Che vi siano movimenti di protesta ovunque è cosa ormai sotto gli occhi di tutti. Così come, checché ne dicano i soloni europei come Draghi, il fatto che l'austerity imposta in ogni dove non stia portando a nulla, se non ad arricchire i soliti noti e a far aumentare la rabbia di tutti gli altri. Il punto è che i popoli stanno iniziando e tentando la reazione. Quantità, diffusione e tenore di queste reazioni rappresentano il tema di allarme, certamente a livello europeo, sul quale si sta riflettendo da varie parti.

Siamo stati tra i primi, dobbiamo pur dirlo, alcune settimane addietro, a tratteggiare uno scenario al quale pochissimi avevano pensato e ancora meno hanno ripreso (qui). Le cose stanno cambiando, e sono allo studio diverse misure per correggere una situazione che diventa ogni giorno di più insostenibile.

Lo ribadiamo anche oggi: dobbiamo aspettarci, a livello europeo, un cambiamento di rotta in merito alle politiche di stretta fiscale e di austerity che sono state le uniche parole d'ordine sino a questo momento. I cordoni si allenteranno un poco sia nei confronti delle misure imposte ai Paesi sia in merito ai salari e alla occupazione. E tra non moltissimo i popoli potrebbero iniziare a respirare un filo meglio di quanto non stiano facendo ora e da mesi.

Sia chiaro: ciò non significa, come tenteranno di indurci a pensare, che si sarà imboccata la via della ripresa, quanto che, semplicemente, ci avranno allentato di un giro la corda al collo. Per permetterci, credendoci in miglioramento, di continuare ad ansimare attaccati alla macina ma spegnendo i focolai di rivolta che nascono qui e là in ogni Paese. Si tratterà, in altre parole, di una mossa strategica per evitare l'accensione dei fuochi. E il rischio più alto è che purtroppo ciò potrebbe bastare. Una piccola carotina dopo (e prima) di tante tante legnate.

Anche oltre Europa arrivano segnali e conferme in tal senso. J.P Morgan ha messo in guardia i politici europei: «Se continua la strada dell’austerity, l’eurozona potrebbe peggiorare la propria recessione». Ma soprattutto, sullo sfondo, e vero motivo di questo inizio di inversione di tendenza, l'inasprirsi delle proteste sociali, come detto. «La gente è stanca, non riesce ad arrivare a fine mese» e il timore è che possa esserci un improvviso aumento della rabbia dei cittadini. Lo spauracchio, in tal senso, è rappresentato da quelle che vengono definite sprezzamente "forze populiste". Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e ora anche Germania vedono al loro interno la nascita di partiti anti-europeisti. Il tema è insomma ben presente. Ed è visto con timore nelle stanze dei bottoni.

Secondo Moscovici «non ci sono avvisaglie di un sentimento negativo sull'Euro». Mente sapendo di mentire, oppure, nella migliore delle ipotesi, non ricorda un fatto fondamentale (e "non ricordare", per uno come lui, è cosa ancora più grave): fino a luglio scorso ci si chiedeva se l'Euro avrebbe resistito e sarebbe sopravvissuto nei prossimi cinque anni. Poi è arrivato il mega intervento della Bce e ora l'argomento non sembra più all'ordine del giorno. La realtà è che, invece, l'argomento è sul tavolo, eccome. Tutti sanno che l'intervento della Bce è stato solo un espediente per allungare i tempi, e soprattutto, da luglio scorso a oggi, sono ulteriormente aumentati i problemi. Vedi, tra gli ultimi, quelli che hanno iniziato a presentarsi con notevole insistenza in Francia e, da ultimissimi, anche in Germania.

Sintesi: la situazione è ancora peggiorata a livello economico e finanziario, e a livello sociale si è ulteriormente alzata l'asticella degli scontenti, ora con una certa rappresentanza anche a livello politico, seppure esigua e priva di certezze. Lo scenario è nuovo, e volge al peggio. E in Europa ci stanno prendendo le misure.

Facciamo una data: le prossime elezioni in Germania, a settembre. Quello sarà un vero spartiacque per la situazione. Anche perché, da qui sino ad allora, la sofferenza in eurozona con molta probabilità è destinata ad aumentare, e dunque vedremo che strada imboccheranno i tedeschi. Se vorranno ancora portarsi dietro tutto il carrozzone oppure lasciarlo al suo destino.

Valerio Lo Monaco

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