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Il pudore degli uni è la vergogna degli altri

Cosa accomuna i tre anziani signori di Civitanova Marche, che in seguito a gravi difficoltà economiche si sono dati la morte, e la coppia di clochard che a Ostia, nella notte tra sabato e domenica scorsa, sono stati malmenati da altri individui probabilmente in cerca di riparo? Pur trattandosi di due differenti casi di emarginazione, la radice è la medesima: l’umiliazione, tra tutti i mali il più terribile e imperdonabile perché ingiustificabile. È infatti mortificante, a 57 anni, dover lottare contro altre disperazioni per una baracca sfondata e un giaciglio misero, fino a ritrovarsi, dopo una notte senza misericordia, sanguinanti e sconfitti al suolo ed è altrettanto mortificante, mutatis mutandis, sgobbare per una vita intera per poi arrivare, a un’età in cui è più naturale conservare e benedire che smarrire e maledire, a perdere tutto. Tutto a eccezione, però, di una strana qualità privata e indomabile, la quale mai e poi mai sarà alla mercé delle convenienze, del vile denaro o delle contingenze: il pudore, un’inespugnabile fortezza che induce alcuni a non rivelare la propria miseria, perché non sta bene chiedere ciò che è dovuto. Piuttosto le botte o la morte, appunto.

E dunque all’uomo, se lo Stato lo umilia, rimangono, contro ogni débâcle, l’intima resistenza e la dura rivendicazione della propria autenticità di fronte ai “meccanismi panottici” della società, nonché, malgrado le rovine, un sentimento irriducibile a legittimare l’integrità individuale ed esistenziale. 

Questo tipo di dignità è l’amara lezione impartita da gente comune, che fino alla fine si è rifiutata di ricorrere ai servizi sociali, per pudore e non per vergogna; vergogna che, all’opposto, tocca invece a tutti coloro che, pur occupando posti di potere, sono dei miserabili perché privi di quella forza morale ed etica – l’unica a conferire autorità – per la quale un uomo saldo non potrebbe mai sopportare l’infamia di essere causa di umiliazione per qualcun altro. Per arrecare tanto male, costoro devono dunque avere una scarsissima considerazione di se stessi.

Miserabile è stato il governo Monti per avere concepito e progettato la nuova “razza degli esodati” – ai quali il domani pare impossibile, non potendo essi permettersi l’oggi – come miserabile è stata la stessa Prefettura di Roma che, nonostante le molteplici segnalazioni, ha consentito che due italiani si accampassero, in compagnia di altri duecento disgraziati, nel sottobosco di Castelfusano, ridotto oramai a discarica per la spazzatura, nonché a ospizio per le “esistenze abusive”.

Se è vero che la colpa è da attribuire in primo luogo ai cosiddetti “poteri forti” – uno per tutti, l’euro-capitalismo bancario – altrettanto vero, però, è che tutte queste persone, pur essendone vittime, non appartengono a un sistema tanto usuraio quanto virtuale; non sono realtà astratte su cui è arduo intervenire personalmente, ma uomini e donne in carne e ossa; per questa ragione non va più commesso l’errore di lasciarsi sfuggire l’occasione della rabbia, la nostra.

C’era una volta un volantino in onore di Jan Palach – giovane cecoslovacco, il quale nel 1969  perì dandosi fuoco in segno di protesta contro l’occupazione di Praga – che così recitava: «Non bruciatevi, bruciateli!». Ma questa non è un’altra storia…


Fiorenza Licitra

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