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Bum! E si grida subito al terrorismo

Ancora nessuna rivendicazione, per le bombe di Boston, e quindi nessuna possibilità di ricondurre gli attentati a delle matrici precise. Per quello che se ne sa al momento, la responsabilità di aver utilizzato quegli ordigni potrebbe essere di chiunque, da un singolo individuo a un gruppo più o meno strutturato.

Tuttavia, fin dal primo istante si è parlato esplicitamente (automaticamente) di terrorismo. Perpetuando così la solita mistificazione che viene dispiegata a proposito di questi atti di violenza: confondere in un’unica categoria, che a ragione viene percepita come odiosa e ributtante dall’opinione pubblica, tre fattispecie diverse. Assai diverse. Diverse negli aspetti decisivi, rispetto alla loro valutazione.

La prima è l’aggressione di stampo psicopatico, che per quanto si possa rivestire in superficie di motivazioni concettuali scaturisce da un odio irrazionale e non ha altro scopo che soddisfare l’ego del maniaco di turno. La seconda è quella che invece si salda strettamente, in un rapporto di causa ed effetto, alle istanze di una qualche forma di estremismo politico o “religioso”, sia pure in mancanza di quella lucidità strategica che è essenziale per poter parlare di vero e proprio terrorismo. La terza, infine, è l’unica che giustificherebbe appieno l’uso del termine, proprio perché finalizza gli attacchi distruttivi contro la popolazione civile o le pubbliche istituzioni a una destabilizzazione del potere costituito.

I criteri corretti sono questi, e non essendo né sconosciuti né dubbi dovrebbero essere vincolanti per chiunque si erga a commentatore degli specifici episodi, a cominciare dai cosiddetti “organi di informazione”. Viceversa, come abbiamo accennato in apertura, la parola viene usata in modo meccanico e indiscriminato, facendola decadere a etichetta generica, ossia a luogo comune. E se molti lo fanno solo per il loro solito miscuglio di ottusità e indolenza (il giornalismo che si riduce a mestiere di routine, ribadendo di continuo le certezze del pensiero omologato e riattivando incessantemente le relative emozioni), altri operano in maniera “scientifica” e mirano a qualcosa di più: screditare il terrorismo autentico, attraverso un’idea becera e capziosa che lo associa al mero fanatismo o addirittura alle malattie mentali, e farne un tutt’uno con la lotta armata, così da accomunare entrambi nel segno della (peggiore) criminalità comune.

Una forzatura, tanto arbitraria quanto deliberata, che si intreccia a molte altre distorsioni, tra cui lo spacciare per cittadini inermi gli agenti che svolgono i servizi di scorta ai politici e persino i militari impegnati nelle sedicenti “missioni di pace”, e che si incardina sui dogmi del pensiero unico. Il messaggio, declinato in mille modi e ripetuto ogni volta che si può, è che la società occidentale contemporanea poggia su valori indiscutibili – democrazia rappresentativa, diritti universali e libertà d’impresa – e pertanto, benché perfettibile sul piano pratico, configura il miglior modello possibile di organizzazione economica e sociale. Ergo, chiunque le si opponga in chiave rivoluzionaria è per definizione un disadattato, un sociopatico, un criminale.

Accuse che ben si confanno a chi uccide a caso, come è avvenuto a Boston, ma non altrettanto a chi dovesse decidere di colpire obiettivi selezionati, scegliendoli tra i vertici o tra gli alti funzionari dell’establishment. Le sanzioni da parte di chi detiene il potere potranno anche essere le stesse, però le differenze rimangono, e sono enormi. Un conto è essere divorati da una rabbia cieca che si nutre di vendette episodiche. Tutt’altro è porsi come nemici consapevoli, all’interno di un rapporto di ostilità reciproca e inconciliabile che, pur potendosi spingere all’eliminazione fisica, non mira a sentirsi gratificati dal sangue versato e dalle sofferenze inferte, bensì dalla speranza che la violenza di oggi serva a preparare un domani migliore.

Che Guevara, ad esempio, la pensava così. Margaret Thatcher, che rifiutò di riconoscere ai detenuti dell’Ira lo status di prigionieri politici, esattamente al contrario.

Federico Zamboni

Se vuoi approfondire:

Utilissimo, quel “terrorismo” – Mensile n.44, maggio 2012

«Vade retro, terroristi!», 03/01/2012

Giannino: «Terroristi! Terroristi!!!», 13/09/2012

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